lunedì 29 settembre 2014

Ile flottante con coulis alle pesche

Weekend all'insegna dei festeggiamenti...degli altri!
Chi ha figli sa benissimo di cosa parlo. Settembre e maggio sono i mesi peggiori: tutti i nati dell'estate decidono di festeggiare o prima o dopo e così il tasso di compleanni di questi fine settimana aumentano in maniera esponenziale.
Le feste di per sé potrebbero anche andare, quello che le rende "faticose" sono la presenza dei genitori e quella degli animatori.
Sarà che ho cresciuto dei figli poco inclini ad essere irregimentati (e parlo a mio sfavore), ma quando sentono che alla festa ci sarà qualcuno che li intrattiene diventano idrofobi.
E li capisco...come li capisco!
Ho assistito a feste in cui la mamma di turno, con la bava alla bocca, sbraitava urlando contro i bambini perché non volevano star fermi a vedere il teatrino!
Quando ero piccola mio padre ci organizzava tantissimi giochi per intrattenerci. Pur divertendomi tanto ho scoperto, osservando i miei figli, che in realtà i bambini sanno organizzarsi benissimo da soli e che il fatto di volerli sempre e comunque stimolare non fa che renderli meno autonomi nel divertimento.
Capisco chi non ha gli spazi per farli giocare, ma nel mio caso vivo in campagna e i loro amichetti sono tutti di zona...insomma un giardino ci scappa quasi sempre.
Un'ultima osservazione.
Ricordo che quando andavo alle feste, una volta tornati a casa non si cenava: un bicchiere di latte e tutti a letto...ora non mangiano nulla!
S'ingozzano di patatine e CocaCola ma stop...il resto viene lasciato alla mercé di noi genitori che invece, evidentemente rimasti bambini, ci ingozziamo come polli all'ingrasso!!



Ingredienti (per 4 persone):

2 pesche del tipo "giallone"
2 chiare d'uovo a temperatura ambiente (montano meglio!)
100 g di zucchero 
2 cucchiai di zucchero di canna
500 ml di latte intero
50 g di mandorle a lamelle
succo di 1/2 limone

Sbucciare le pesche, frullare insieme al succo di limone e allo zucchero di canna fino ad ottenere una crema omogenea. Lasciar riposare in frigorifero.
Montare le chiare a neve, quando cominceranno ad addensarsi aggiungere lo zucchero, poco alla volta, e continuare a montare. Quando gli albumi risulteranno ben sodi e lucidi saranno pronti.
Scaldare il latte. Quando comincerà a sobbollire farvi cuocere 4 cucchiai di meringa, 40 secondi per lato. Toglierle dal latte con una schiumarola e farle riposare su della carta assorbente.
Scaldare un padellino e farvi tostare le mandorle a lamelle.
Versare il coulis in delle ciotole mono porzione. Guarnire con la meringa e le mandorle.


Con questa ricetta partecipo al contest dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli


venerdì 26 settembre 2014

Oozie...quasi...in doppia veste: dolce e salato

Tre diverse cotture del riso, me ne mancano due: eccole!
Ricette nate per caso.
Per la cottura pilav ho prima replicato una ricetta persiana che ho trovato nel ricettario di mia nonna, non la tris, ma la nonna vera.
Gradito, è stato gradito...ma in sfida c'era già qualcosa di simile e così sono andata a cercare altro.
Non so dove, non so quando, non so perché mi è tornato alla memoria un piatto che era preparato con della carne e della cannella; ho vagato su internet ed ho trovato questi e ho deciso di provare. 
Nella versione salata ho scelto la cottura pilav con un riso scovato per caso di cui mi sono letteralmente innamorata: il samba rice.
E' un riso a chicchi piccoli piccoli, con un sapore tutto suo.
Tiene la cottura in maniera perfetta restando perfettamente sgranato.
La versione dolce è stata un ripiego. Avevo messo in infusione la bacca di vaniglia nel latte per poi farvi cuocere il riso con cui fare del gelato, ma ho scoperto che la ricetta era stata già fatta e così ho escogitato un barbatrucco-scorciatoia!
L'idea di "incartare" entrambe nella pasta fillo è un omaggio alla nonna di cui sopra.
Credo sia stata una delle prime in Italia ad usarla, se la faceva mandare dalla Grecia ed è una di quelle cose che sosteneva non valesse la pena fare in casa (non ho mai provato e non posso dire).
La usava per degli sformati e per dei dolci fantastici e, soprattutto, a me piace un sacco!



Oozie salati.

1 cipolla rossa tritata finemente
2 cucchiai di strutto
150 g di carne di vitellone macinata
100 g di riso Samba
100 g di pisellini
1 cucchiaino di Mix Berberé (peperoncino, coriandolo, chiodi di garofano, sedano, pepe nero, zenzero, cannella)
1/2 cucchiaino di cannella
sale
pasta fillo
burro per lucidare

Riso samba (foto internet)

Mettere a bollire un pentolino d'acqua. Far soffriggere la cipolla a fuoco dolce con 1 cucchiaio di strutto. Nel momento in cui diventa traslucida aggiungervi la carne e far rosolare. Unire il riso e i pisellini e far insaporire per qualche minuto insieme alle spezie. Aggiustare di sale. Versare sul riso 300 ml di acqua bollente (avendo già provato questo riso in un pilav ho notato che ha bisogno di più acqua rispetto ad un basmati). Riportare a bollore, coprire con un coperchio e far cuocere fino a cottura (circa 15 minuti). Condire con lo strutto rimasto e far raffreddare.
Prendere dei quadrati di pasta fillo, con l'aiuto di un pennello stendervi del burro sciolto. Tenere la pasta sulle mani, adagiarvi un paio di cucchiai di riso e richiudere formando dei pacchetti. Imburrare nuovamente e far cuocere in forno a 180° fino a doratura.
Accompagnare con una salsa allo yogurt e cetriolo.

Foto sfocata....ma tanto per capire il risultato


Oozie dolci





100 g di riso Balilla integrale
1 stecca di vaniglia
2 cucchiai di zucchero di canna
1 l di latte
2 cucchiai di uvetta sultanina
1 cucchiaio di pinoli
2 cucchiai di mandorle
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaino di miele
pasta fillo
burro per imburrare
zucchero a velo e cannella per guarnire



La sera prima scaldare un litro di latte e lasciarvi tutta la notte una stecca di vaniglia aperta insieme ai suoi semini che saranno stati prelevati con l'aiuto di una lama di un coltello. 
Far scottare il riso in acqua bollente per un paio di minuti (con gli orologi sono una frana!) in modo tale da ottenere la sbianchitura...che non è lo sbianchimento del chicco, anche perché con l'integrale la vedrei dura...forse neanche la candeggina potrebbe tanto, ma serve per evitare che il riso "spappi" troppo in cottura (Annalena docet).
Riprendere il latte, togliere la stecca e portarlo a bollore. Gettarvi il riso assieme a due cucchiai di zucchero di canna e lasciar cuocere per circa un'ora (trattandosi di riso integrale i tempi di cottura si allungano) facendo attenzione a che non si attacchi sul fondo.
Una volta che il riso sarà cotto far raffreddare.
Aggiungere la frutta secca e le spezie insieme al miele e amalgamare il tutto. Riprendere la pasta fillo tagliata in quadrati, con l'aiuto di un pennello imburrarla e anche in questo caso formare dei pacchetti farciti con il riso al latte. far cuocere in forno fino a doratura (circa 20 minuti).
Spolverizzare con zucchero a velo e cannella.


Con queste ricette partecipo alla sfida MTC n°41

martedì 23 settembre 2014

Makofico con sgombro affumicato

Premessa uno: non mi sono montata la testa nel cercare di fare cose fighette, letta la sfida è la prima idea che mi è venuta in testa semplicemente perché tra i libri di lettura della buonanotte (di cui allego foto) ho un bel libro ricevuto in dono da mia madre di uno chef, Alfonso Caputo, in cui c'è la ricetta di una sfogliatella "costruita" con una sfoglia di fichi essiccati.
Ho subito pensato: "E se ci facessi un roll con il riso?"
Da qui sono partita, poi la ricerca è andata su cosa abbinarci. 
A questo punto è subentrato il ricordo di una conversazione fatta con Annalena a proposito dei ristoranti giapponesi e l'utilizzo del pesce "povero"...ergo: sgombro!
Premessa due: come rendere attraente lo sgombro che a me non piace particolarmente? 
(ognuno ha le sue!)
Altra chiaccherata, altri ricordi: la sfida sulle insalate dell'MTC con Fabiana che si mise ad affumicare la pelle di mango...una ricerca online e l'affumicatoio naturale è stato "partorito".
In realtà è più che semplice e può essere tranquillamente replicato sui fornelli di casa, basta attrezzarzi in più può essere un valido diversivo per passare una domenica pomeriggio coi bambini: forniteli di accendini e carta da bruciare e li renderete felici (a patto che in preda all'entusiasmo non vengano bruciati anche i libri di scuola...ahimè è successo...salvato in corner!).
Ultimo passaggio la salsa.
Avevo del fincotto, forse usato in un'altra sfida, l'ho abbinato e il risultato è stato gradito.
E con tutta l'ansia che ho nel sapere chi è il terzo giudice ecco la prima ricetta!



Ingredienti ( per 8 pezzi ):

600 g di fichi
100 g di riso Okomesan
1 sgombro
1/2 cucchiaio di zucchero
1/2 cucchiaio di sale
sale
foglie di fico per affumicatura

Per la salsa:

1/2 bicchiere di acqua
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di fincotto
1 cucchiaio di sake
1 cucchiaino di salsa di soia
1 cucchiaino di amido di mais


Pelare i fichi. Schiacciarli con una forchetta e disporli ben stesi e compatti a formare un rettangolo sopra un foglio di carta forno sopra una teglia. Lasciar essiccare a 40° per circa 6 ore (nella ricetta originale si parla di 2 ore...ma col mio forno casalingo c'è voluto un tantino di più).
Una volta che la sfoglia risulterà ben asciutta tirarla fuori dal forno e farla raffreddare completamente.
Per lo sgombro. Sono partita da uno sgombro surgelato (per non saper né leggere né scrivere e andare sul sicuro...non sapevo se l'affumicatura uccide o meno l'anisakis). Sfilettato, privato delle spine con l'aiuto delle pinzette, cosparso di sale e zucchero (più o meno un cucchiaio ciascuno) l'ho disposto su una griglia. La griglia l'ho appoggiata ad una di quelle padelle per fare le caldarroste e sul tutto ho messo un'altra padella rovesciata.


Ho acceso un fuoco (di piccole dimensioni, dopodiché vi ho messo sopra delle foglie di fico (la scelta delle foglie è stata per riprendere la "sfoglia" di fico, ma possono essere usati altri tipi di legno) e sopra a queste ho appoggiato le padelle impilate. Il tutto va lasciato per circa 35-40 minuti, aggiungendo altre foglie e controllando che non vi sia fiamma.


La stessa cosa può essere fatta nel forno di casa. Basta arroventare per bene la padella per le caldarroste, inserirvi della carbonella ecologica, adagiarvi sopra una griglia con quello che si vuole affumicare, mettere il tutto in forno e lasciare affumicare.  (Questo metodo non l'ho provato...).
Una volta pronto lasciar riposare in frigorifero fino al giorno successivo.

Nella foto sono 2 sgombri, ma le dosi sono per uno

Per il riso ho scelto la cottura per assorbimento (per i dettagli leggere il post più che accurato di Annalena).
Prendere il riso, ricoprirlo d'acqua e "impastarlo" con le mani fino a quando l'acqua non diventa torbida. Scolare, risciacquare e ripetere l'operazione fino a quando l'acqua non sarà completamente limpida. Nel mio caso 4 volte. Lasciare il riso in ammollo per 40 minuti...credo di aver "sforato" ad un'ora.
Prima di cuocerlo, scolarlo, risciacquarlo e metterlo in un recipiente a fondo spesso.
Non so se ho sbagliato, ma ho usato un tegame di terracotta.
Ricoprirlo d'acqua (la proporzione è di una tazza di acqua più un cucchiaino per ogni tazza di riso).  Aggiungere del sale. Portare a leggero bollore, dopodiché coprire con un coperchio avvolto in un telo in modo tale da evitare che le gocce di vapore ricadano sul riso. Trascorsi 10 minuti spegnere il fuoco e lasciar riposare altri 10 minuti coperto.


Per la salsa.

Portare a bollore mezzo bicchiere d'acqua con un cucchiaino di zucchero, uno di fincotto ed il sake. Lasciare sul fuoco per 10 minuti. A parte sciogliere l'amido di mais in un goccio d'acqua.
Passati i 10 minuti miscelare l'amido con il resto in modo tale da ottenere una salsa densa.




Con questa ricetta partecipo all'MTC di settembre

lunedì 22 settembre 2014

Crema rossa piccante con spiedini di cozze per il The Recipe-tionist

Fino a quando non avrò carburato il blog andrà pizzichi e bocconi, in più la tecnologia ha deciso di abbandonarmi: il cellulare ha preso il volo, letteralmente, mentre correvo per andare ad aprire il cancello e ha deciso di passar a miglior vita.
Oltre alla rottura di dover fotografare mentre tutti sbuffano che hanno fame, mi è toccato usare il cellulare dell'Orso peloso, spedirmi le foto e scaricarle sul pc...ma sulla fiducia, no??
Nel senso. Tutti i libri su cui ho imparato a cucinare non hanno fotografie, ora sembra che senza una visualizzazione del risultato la ricetta sia meno valida. Parlo per me in prima persona. 
Spesso e volentieri scelgo delle ricette in quanto belle (soprattutto per i dolci)...
Ma alla fine giusto così: se si decide di utilizzare un mezzo (internet) in cui l'immagine è tutto, dobbiamo fare in modo che l'immagine renda!
Proprio felice che questo mese abbia vinto Mari, una che di cucina se ne intende, di una cucina senza fronzoli...ma di sostanza.
Per arruffianarmi l'omo ho scelto questa ricetta con le cozze, per cui lui ha una fissazione.
Mi sono esaltata per la crema...come posso non aver mai pensato di aggiungere della farina al sugo per addensarlo?
C'è sempre da imparare...

Ingredienti (ricetta copiata pari pari da Mari):

per la crema di pomodoro
500 ml di salsa di pomodoro
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
2 cucchiai d’olio
1 cucchiaio di farina
1 mazzetto di basilico
2 peperoncini piccanti secchi
2 spicchi d’aglio
sale

per gli spiedini di cozze
½ chilo di cozze
2 fette di pane casereccio
pane grattugiato
1 uovo
olio

Preparate la crema di pomodoro. Sbucciate gli spicchi d’aglio, schiacciateli e metteteli in un tegame con l’olio insieme ai peperoncini sminuzzati. Fateli imbiondire, quindi aggiungete la farina, mescolate e fatela tostare leggermente. Aggiungete la salsa di pomodoro, il concentrato e un pizzico di sale e fate sobbollire a fuoco lento, mescolando ogni tanto, per una decina di minuti. Alla fine aggiungete qualche fogliolina di basilico tritata.

Preparate gli spiedini di cozze. Pulite le cozze e fatele aprire velocemente su fuoco vivace in un tegame coperto. Estraetele dai gusci e fatele raffreddare. Quindi passatele nell’uovo sbattuto e poi nel pane grattugiato facendolo aderire bene.
* Unica mia variante l'aggiunta del prezzemolo tritato




Con questa ricetta partecipo al The Recipe-tionist di settembre

venerdì 19 settembre 2014

Riso e fagioli in brodo di baccelli con triglie al limone

Oggi ho avuto modo di leggermi con calma le regole di partecipazione al contest indetto dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli in collaborazione con l'Associazione Italiana Foodblogger.
La prima cosa che ho scoperto è che l'alimentazione proposta non si discosta molto da quella di casa mia,  unico neo il consumo forse eccessivo di carne rossa da parte nostra, ma per il resto mi considero soddisfatta.
Sui materiali con cui cuocere ho ancora margini di miglioramento, visto che ho la cattivissima abitudine di affezionarmi al padellume e di non buttarlo anche quando sarebbe il caso.
Piccolo aneddoto familiare (mi dispiace: vi tocca!).
Ricordo che mia nonna le padelle le lavava raramente, detto così non sto dandovi una bella immagine, ma lei sosteneva che il lavarle le rovinava e che era meglio passarvi della carta imbevuta d'olio...in effetti le sue non erano ridotte male e mi piange il cuore essermene disfatta...per i vari set sarebbero state perfette!
Ritorno alla ricetta, cerco di fare la seria.
L'idea è venuta da un post di AnnaMaria sui risi e bisi e sul fatto che la preparazione originale contemplasse il brodo di baccelli.
Ho voluto provare con i fagioli per un discorso di stagionalità.
Il colore non era dei più invitanti, ma il sapore ha stupito un po' tutti.
Dopo svariate "annusate" abbiamo deciso, mii familia, che dal brodo si sprigionava un vago sentore di agrume e da qui la scelta di abbinare delle triglie leggermente agrumate.
Connubio riuscito.
Per ora vado col primo, a seguire (spero) le altre ricette. Cri
P.S. Per le foto: non è che il risultato sia tanto dissimile, ma sappiate che non possiedo più macchina fotografica e sono tornata al cellulare...meglio di niente!!


Ingredienti:

800 g di fagioli borlotti con i baccelli (più o meno la resa saranno 400 g)
2 cucchiai d'olio extra vergine (origine Sicilia), più quello per le triglie
1 spicchio d'aglio
200 g di riso Arborio (meglio sarebbe stato un vialone nano)
4 triglie
la scorza di un limone non trattato

Una volta sgranati i fagioli, metterli in un tegame e coprirli con acqua non "a filo", ma considerando due dita in eccesso. Non salare per evitare che i legumi abbiano difficoltà a cuocersi.
Nel frattempo preparare il brodo. Lavare i baccelli. Portare ad ebollizione 2 litri di acqua leggermente salata e farvi cuocere i baccelli per circa un'ora. Passare il tutto al mixer e poi al passaverdura.
In questo modo otterrete un brodo denso, leggermente marroncino.
In una pentola di terracotta far soffriggere uno spicchio d'aglio nell'olio, aggiungervi i fagioli con il loro liquido di cottura e far insaporire per 5 minuti.
Unire il riso far insaporire ancora per qualche minuto dopodiché aggiungere il brodo. Ne ho aggiunto 600 ml, se dovesse risultare troppo asciutto aggiungerne ancora. Per la cottura non vi metto tempi precisi...si assaggia e si decide quando è pronto!
Nel frattempo passare velocemente i filetti di triglia in una padella leggermente unta di olio.
Una volta cotto il riso servirlo con le triglie e una grattugiata di limone.


Con questa ricetta partecipo al contest dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli


E al GGFD100%

mercoledì 17 settembre 2014

Concorsi a base di like? No, grazie

Avrei dovuto partecipare lunedì, chiedo venia e ringrazio Cristina per avermi "prestato" le sue parole e Teresa per aver lanciato l'iniziativa. Spero che, anche se in ritardo, il messaggio arrivi forte e chiaro.


"Chi mi conosce lo sa, lo vado ripetendo da un po’ di tempo. Non partecipo ai concorsi a base di LIKE, chiunque sia ad organizzarli, perché sono una mortificazione della bravura personale dei partecipanti: non vince chi è più bravo – e lo meriterebbe, quindi – ma solo chi ha la faccia tosta di rompere gli zebedei ad amici e contatti vari con la richiesta di voto. I concorsi devono essere affidati a persone competenti e i giudizi a professionisti del settore.
 
In certi momenti, poi, non se ne può davvero più: è un susseguirsi a raffica persino da parte di perfetti sconosciuti che, come se niente fosse, ti arrivano in mail privata per invitarti a cliccare sul like alla loro foto – o ricetta o qualunque altra cosa – in concorso. Senza cogliere la mortificazione di sè che compiono attraverso quella richiesta.

Solo questo conta, la faccia tosta. E se non si possiede questa dote, meglio abbandonare ogni speranza: nei concorsi a base di like si può anche essere un genio nella materia oggetto del contendere ma non servirà a nulla. Ci sarà sempre una foto sovraesposta, con la linea storta dell’orizzonte di chi non ha mai sentito parlare del bilanciamento del bianco che avrà più like di voi.
Idem per le ricette: avete cucinato il piatto dell’anno? Bene, non potrete nulla contro le pennette alla vodka e salmone miracolosamente riemerse per l’occasione dall’oblio post anni ottanta cui erano state – giustamente – relegate. Non cercate di capire le loro centinaia di like, non ci riuscireste. Ma fidatevi: cosi’ è e così sarà. Anche se non vi pare.

Per non parlare poi del ritorno di immagine delle aziende che puntano su questo criterio per farsi followers a buon mercato. Bene, ogni produttore un po’ lungimirante, secondo me, è in grado di capire che l’ondata di spam che inevitabilmente salta fuori da questi eventi alla fine ha più effetti negativi che positivi. Un po’ come le patatine di Cracco a Cibus, insomma, che provocavano contrazioni di stomaco alla sola vista dei cartelloni diffusi a macchia d’olio per tutta l’area fiera.
Insomma, non se ne può più di questi meccanismi.
 
E pare proprio che siamo in molti a pensarla allo stesso modo. E’ stata sufficiente la sola provocazione su facebook da parte di Teresa de Masi di Scatti Golosi Gennarino, per far sì che nel giro di poche ore saltassero fuori decine e decine di blogger che hanno voglia di dire basta. Ci siamo confrontati e abbiamo coordinato la nostra protesta. Oggi vengono postati centinaia di messaggi unificati e con lo stesso logo nella speranza che, insieme, riusciremo a convincere i produttori e tanti altri food blogger che esistono altre vie, molto più efficienti ma soprattutto meno mortificanti della caccia al like".


martedì 16 settembre 2014

Melanzane fritte con ricotta di pecora per L'Italia nel piatto

Un po' di pausa ogni tanto ci vuole. Il brutto è che dopo si ricomincia e la voglia è pari allo zero!
Buongiorno a tutti!
Ricomincia la scuola, riprende il blog.
A dirla tutta ieri mi sono presa un ulteriore giorno di vacanza (noi mamme fancazziste che non lavoriamo possiamo permettercelo!).
Ho inventato un guasto alla macchina, tanto per non generare del lassismo gratuito nei miei figli e tutti "bloccati" al mare.
Quando sono arrivata in spiaggia ho visto la tristezza negli occhi di coloro che speravano di poter passare un giorno in spiaggia senza bambini cinguettanti  (o, meglio, "scassamarroni", come li definisce mio marito) tra le scatole.
Per contro loro, le belvette, si sono sentiti padroni del bagnasciuga, liberi finalmente di prendersi a pallate di sabbia in santa pace. 
Ultimo bagno anche per me e ora comincia la stagione dei buoni propositi: curare la mente e il corpo..."sè: pare vero"!
Come tutti gli anni, da 39 anni, tra dieci giorni l'euforia e la voglia di cambiamento scaturita dall'estate saranno già scemati...ma basta crederci, no?
Pochissima voglia di riprendere a scrivere, ma anche se non è obbligatorio mi dispiaceva non partecipare al secondo appuntamento dell'Italia nel piatto.
Ho scelto la ricotta, tipica della mia zona.
Formaggio fresco perfetto per queste giornate di fine estate.

Prego notare il lavandino in sottofondo...

Ingredienti:

1 melanzana
pangrattato
2 uova
menta piperita
150 g di ricotta di pecora
sale
olio di semi di girasole per friggere

Tagliare le melanzane in fette abbastanza spesse (50mm circa), spolverizzarle di sale e lasciarle spurgare per una mezzora.
Sbattere le uova. Tritare la menta, tenerne da parte 1 cucchiaino,  ed aggiungerla al pangrattato. 
Scaldare l'olio, facendo attenzione che non fumi.
Asciugare le melanzane con della carta da cucina, passarle nell'uovo e poi nel pangrattato, fare una seconda panatura e friggere fino a doratura.
Nel frattempo lavorare la ricotta con un pizzico di sale. Unirvi la menta tenuta da parte e lavorare ancora con l'aiuto di una forchetta. Servire insieme alle melanzane.




Queste le altre regioni partecipanti:

Trentino-Alto AdigeLago di Tenno, Fiavè e i suoi formaggi

Friuli-Venezia Giulia: Friuli Doc 

Lombardia: Sagra dell'uva a San Colombano al Lambro (MI)



Emilia Romagna:  Crostini con squacquerone di Romagna DOP http://zibaldoneculinario.blogspot.com/2014/09/crostini-allo-squacquerone-di-romagna.html



Umbria: Tortino di patate e cipolle con fonduta di Pecorino di Norcia   http://amichecucina.blogspot.com/2014/09/tortino-di-patate-e-cipolle-con-fonduta.html


Campania: Focaccia di impasto liquido, con rucola,noci e caciocavallo podolico di Zungoli 

Puglia: Burrata e stracciatella:delizie e specialità pugliesi  http://breakfastdadonaflor.blogspot.com/2014/09/burrata-e-stracciatella-delizie-e.html

Calabria: Spicchi di caciocavallo silano fritte


martedì 2 settembre 2014

Pollo alla romana coi peperoni per L'Italia nel Piatto

Da questo mese farò anch'io parte del gruppo de L'Italia nel piatto, gruppo che ha come scopo quello di promuovere la cucina regionale. Cucina antica che spesso e volentieri è un'ottima base e terreno di studio per altre ricette.
Inauguro la partecipazione con il pollo ai peperoni visto che il tema di questo mese sono piatti con verdura o frutta di fine stagione.
Ho subito pensato a questa ricetta perché dall'anno scorso vivo con sofferenza ( :-) ) la sconfitta subita in una sfida ai fornelli proprio sul pollo ai peperoni con lo zio di mio marito.
Vittoria meritatissima, la sua...grande umiliazione la mia!
Ho studiato in giro e vi propongo la versione della Sora Lella: una goduria!!
Buon appetito (anche se non si dice) e giù di scarpetta! cri


Ingredienti per 6 persone:

1 pollo ruspante
1 Kg di pomodori San Marzano (che non sono quelli in foto!)
2 peperoni rossi
2 peperoni gialli
2 cipolle
olio extra vergine di oliva
sale e pepe



Preparare la salsa di pomodoro. Far imbiondire una cipolla in un filo d'olio extra vergine d'oliva, aggiungervi i pomodori lavati e tagliati in pezzi. Aggiustare di sale e spolverizzare con poco zucchero per eliminare l'acidità del pomodoro. Far andare a fuoco vivace per una mezzora. Passare il tutto al setaccio.
Tagliare in pezzi il pollo e rosolarlo in un filo d'olio extra vergine a fuoco vivace. Salare e pepare.
Aggiungere la salsa di pomodoro e far cuocere per una ventina di minuti con il coperchio a fuoco vivace rigirando il pollo ogni tanto.
In un altro tegame far appassire la cipolla ed aggiungervi i peperoni lavati e tagliati in pezzi. 
Anche in questo caso a fiamma alta, con il coperchio, rigirando ogni tanto fino a quando risulteranno morbidi ma senza che si disfino. Aggiustare di sale e pepe.
Aggiungere i peperoni al pollo e far insaporire il tutto per altri 5 minuti.
Il piatto può esser mangiato tranquillamente il giorno dopo in modo tale che il tutto si amalgami ben bene.



La ricetta è qui...più romana di così!





Con questa ricetta partecipo a L'Italia nel Piatto


Trentino-Alto Adige: Zuppa di finferli  
Friuli-Venezia Giulia: Sarde in Saòr