lunedì 6 marzo 2017

Monkey bread


Foto by Valentina

“E se prima ero solo a ballare l’Hully Gully,
adesso siamo in due a ballare l’Hully Gully.
E se prima eravamo in due a ballare l’Hully Gully,
adesso siamo in tre a ballare l’Hully Gully…”
Nel momento stesso in cui ho cominciato ad approfondire lo studio della ricetta del monkey bread  questa canzoncina ha cominciato a farsi spazio nella mia testa. Non sono pazza (o forse si?): c’è tutta una storia dietro.
Pronti a seguirmi?
Storia di un furto, come spesso avviene in cucina. Una delle ricette più tipicamente made in USA in realtà ha tutt’altre origini, poi che gli ammmericani siano specializzati nel trasformare in oro tutto quel che toccano è un’altra storia.
Il monkey bread altro non è che Aranygaluska, un dolce ungherese di origini ebraiche. Il nome può essere tradotto letteralmente in “gnocchi dorati” e lo si ritrova nei ricettari locali fin dal 1880. Si tratta di una pasta brioche divisa in piccole palline e ricoperta con una glassa a base di burro, zucchero e noci. Sin dal 1848, in seguito alla fallita rivoluzione contro la dominazione asburgica, una consistente ondata migratoria proveniente dall’Ungheria si spostò verso gli Stati Uniti e il Canada. E quando si sposta un popolo, con lui si spostano anche la sua storia e le sue tradizioni.
Sbarcato nel Nuovo Mondo l’aranygaluska subì una lenta trasformazione.
Secondo voi gli immigrati appena arrivati disponevano di una cucina? Di un forno?
Direi di no. Spesso e volentieri si spostavano su carri e cuocevano su fuoco diretto utilizzando il Dutch oven, una specie di paiolo con coperchio.

E voi direte: – “E allora?”
Allora cambia il modo di disporre le palline di pasta: non avendo abbastanza spazio invece di allinearle cominciano a sovrapporle.
Un primo step in direzione del cambiamento.
Abbiamo altre prove che testimoniano la provenienza ungherese del monkey.  Il Betty Crocker Cookbook (1942)libro stampato in pieno periodo bellico, dalla multinazionale General Mills, suggeriva ricette che si adattavano al periodo caratterizzato dal razionamento delle derrate alimentari. Tra le varie ricette compare l’ Hungarin Coffee Cake, un dolce che prevedeva l’utilizzo dello zucchero rimasto in fondo ai contenitori.

Col passare degli anni e con la comparsa dei primi stampi le ricette si moltiplicarono e gli Stati Uniti furono invasi dai cosiddetti “bubble bread”, come i Parker House rolls o i Fingers Rolls che apparvero nel Mrs. Lincoln’s Boston Cook Book scritto da Mary Johnson Lincoln (Boston, 1884).
Gli stampi stessi comportarono una trasformazione estetica del dolce. Si scoprì che per permettere una cottura uniforme ed evitare il collasso dell’impasto, molto ricco di burro, era necessario utilizzare stampi da ciambella, con il perno centrale
La ricetta del monkey esplose definitamente grazie ad un’attrice (anzi a due, ma abbiate pazienza!): Zasu Pitts.

Attrice del cinema muto (se avete visto Rapacità è lei) che alla fine di un’intervista comparsa sul Winnipeg Free Press l’8 febbraio del 1945 intitolata Zasu pitts Just Love to Cook descrive un pane perfetto per i buffet in cui le palline sono vicine una all’altra, facilmente separabili tra loro, spennellate leggermente di burro.
Subito sono andata a vedere se Zasu avesse origini ungheresi o ebree, ma non ho trovato nulla. Cercando ho scoperto che la madre era irlandese e sorpresa, sorpresa, guardate qual è un pane famoso in Irlanda? Il Waterford Blaa:


Non vi ricorda qualcosa? Aggiungo che il monkey al tempo di Zasu era ancora privo di cannella e con poche quantità di burro.
Volete sapere chi era l’altra attrice? Nientepopodimeno che Nancy Regan, nata attrice e diventata first lady.
Premessa. Dovete sapere che negli anni ’40-’50 esplose la moda della pasta lievitata in scatola. Quando la vidi per la prima volta negli States mi presi un colpo. Sono dei rotoli di cartone che si srotolano e dai quali fuoriescono dei cinnamon rolls belli e pronti.
L’esplosione di questo prodotto fece sì che il monkey venisse preparato con facilità in ogni casa e lo si trovasse raramente in pasticceria.
La Nancy, che evidentemente non aveva voglia di mettersi ai fornelli, ordinava per Natale e per tutte le varie ricorrenze di famiglia in una pasticceria vicino al ranch in California il monkey.  Quando il marito divenne presidente degli Stati Uniti riuscì ad ottenere la ricetta originale dalla pasticceria e trasformò il monkey nel dolce delle feste della Casa Bianca, facendo sì che finisse anche nel libro White House Family Cookbook by Henry Haller (New York, 1987, p 332-333).
E visto che a ballare l’Hully Gully si può essere in tanti sappiate che è un dolce che continua ad evolversi…dalla scimmia al gorilla il passo è breve: basta aggiungere dei pezzetti di formaggio all’interno di ogni pallina. Venuta voglia?
Gorilla bread


Foto by Valentina


Monkey Bread by Tori Avey 

per uno stampo da 25 cm
  • 18 g di lievito di birra fresco
  • 60 ml di acqua tiepida
  • 180 ml di latte intero tiepido
  • 65 g di zucchero semolato
  • 115 g di burro
  • 73 g di uova
  • 18 g di tuorlo
  • 18 g di sale
  • 525 g di farina di forza
Per completare:
  • 115 g di burro
  • 200 g di zucchero
  • 2 cucchiai di cannella
Per la pasta. Fate sciogliere il lievito nell’acqua con 5 g di zucchero presi dal totale. Fate riposare per 10 minuti.
In una planetaria con foglia unite il composto con lievito alla farina, le uova, il tuorlo, lo zucchero e il latte. Cominciate a lavorare a bassa velocità.
Quando il composto si sarà ben amalgamato aggiungete il burro in piccole quantità, continuando a lavorare con la frusta, e il sale.
Quando l’impasto sarà ben incordato rovesciatolo sul piano di lavoro lavoratelo ancora per pochi minuti procedete alla pirlatura e trasferite in una ciotola coprire e lasciar lievitare fino al raddoppio o in frigorifero tutta la notte.
Se avete riposto l’impasto in frigorifero riportatelo a temperatura, sgonfiatelo leggermente e ricavatene tante piccole palline da un centimetro.
Fate sciogliere il burro e fatelo raffreddare. Unite la cannella allo zucchero. Intingete ogni pallina prima nel burro e poi nello zucchero alla cannella (se avete un figlio a disposizione fatevi aiutare!). Imburrate uno stampo e trasferitevi le palline in modo tale che siano ben unite tra loro.
Fate riposare per 45 minuti.
Accendete il forno a 190°.
Fate cuocere per circa 40-50 minuti. Una volta cotto fate riposare per 5 minuti e poi capovolgete sul piatto da portata (seguite il consiglio: avendolo girato da freddo ho avuto difficoltà a mantenere la forma). Si mantiene per due giorni a temperatura ambiente chiuso in un sacchetto per alimenti.
Foto by Valentina

Fonti:
  • https://jwa.org/blog/eating-jewish-aranygaluska
  • http://toriavey.com/toris-kitchen/2013/12/american-cakes-monkey-bread/
  • http://martindwyer.com/m/archives/archive.php?f=003600.html
Ringrazio Valentina per essersi prestata a farmi da fotografa: grazie!

2 commenti:

  1. Cristiana che post meraviglioso e interessante, la cucina si sa viaggia nel mondo e chissà che anche in Italia magari questa ricetta si possa trasformare nel corso degli anni? Io intanto me la studio per bene perchè mi ispira tantissimo! Grazie e buona giornata

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    1. Grazie Ely. A me queste storie di cibo affascinano parecchio. Hai ragione! Chissà che strade prenderà qui da noi!

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