giovedì 31 gennaio 2013

Cheesecake salata con caprino e gelatina di Dolcetto

...al volo che devo andare a prendere i bimbi a scuola...sono un po' fissata col caprino (l'avrete capito), avevo fatto questa cheesecake per il contest di Cucina & Cantina, il risultato è stato molto apprezzato ma le foto mi hanno deluso...ma visto che non ho avuto la possibilità di replicare vado con la foto più decente (prima o poi imparerò...anzi i consigli sono ben accetti!). C.


Cosa serve:

125 ml panna da montare
80 g caprino fresco
25 g cracker
20 g burro
3 g fogli di gelatina
sale
2-3 cucchiai di Dolcetto dell'Azienda Prunotto

Come ho fatto:

Mettere la gelatina in ammollo in acqua fredda. Scaldare la panna, prima del bollore aggiungere il caprino e girare affinché si amalgami bene il tutto. Togliere dal fuoco e aggiungere la gelatina strizzata. Mescolare bene.
Nel frattempo sbriciolare i cracker e aggiungervi il burro fuso. Alla base di un coppapasta, appoggiato sopra un foglio di alluminio, mettere i cracker uniti al burro. Sopra questa base mettervi la panna col caprino e lasciar riposare in frigorifero per 2-3 ore. Aggiungervi la gelatina di Dolcetto e rimettere in frigorifero. Per far scivolare il cheesecake dal coppapasta aiutarsi con un coltello molto flessibile staccando il composto dai bordi...
..spero di aver detto tutto...buona giornata!


Con questa ricetta spero di partecipare al contest Cucina & Cantina


martedì 29 gennaio 2013

Crostini di milza

Fateci pace: da qui a marzo una ricetta con interiora e simili ogni tanto vi tocca!
Questa volta sono tornata alle origini, a chi ha dato il via al blog...alla trisnonna. Ho scoperto, ma in realtà già lo supponevo, che un bel po' di anni fa il "quinto quarto" non fosse così snobbato come ora.
Chiarimento: "..quinto quarto è quel che rimane della bestia vaccina o ovina dopo che sono state vendute ai benestanti le parti pregiate: i due quarti anteriori e i due quarti posteriori" (Wikipedia).
Funziona più o meno così: al momento della macellazione l'animale viene diviso in due parti seguendo l'asse longitudinale. Ogni parte viene tagliata in due quarti posteriori e in due quarti anteriori. 
Ciascun quarto verrà tagliato, al momento della vendita, in varie parti, i cosiddetti tagli.
Quello che resta dal sezionamento animale viene a sua volta suddiviso in quinto quarto ad uso alimentare e quinto quarto ad uso industriale.
Tradizionalmente la carne veniva consumata in piccole quantità, solo con lo svilupparsi della vita urbana e un miglioramento delle condizioni economiche il consumo di carne iniziò ad aumentare.
Intorno al II sec. a.C. le interiora diventano vero a proprio appannaggio delle classi abbienti.
Nella tradizione partenopea intorno al 1600 si registra un aumento del commercio delle frattaglie, commercio gestito dai merciajuoli.
Il merciajuolo è colui che "vende il budella, la busecchia degli animali" (Puoti). E' colui che raccoglie presso i macellai tutto ciò che andrebbe scartato.
I trippajuoli sono invece quelli che le frattaglie le hanno trattate, cotte e vendute nelle loro botteghe e lungo le strade.
Alla fine del 700 le interiora, da cibo per signori,  diventa cibo per il popolo.
Da romana che sono, ho scoperto che la cucina del quinto quarto nasce intono al mattatoio del Testaccio (dismesso nel 1975) dove, verso la fine dell'800, vivevano i cosiddetti "vaccinari" o "scortichini" coloro che avevano il compito di scuoiare i bovini. Questi operai venivano pagati in natura...col quinto quarto. Le donne di casa trasformavano lo "stipendio" dei mariti in piatti prelibati.
(fonti: Luciano Pignataro e Aroma).
Nella cucina di tutti i giorni sono tagli trascurati, ma in realtà molto apprezzati visto che il macellaio mi ha spiegato che spesso le carcasse interne arrivano svuotate...vengono prelevate durante la macellazione probabilmente dagli addetti stessi che , forse come un tempo, arrotondano in questo modo...
L'amore che nutro nei confronti della cucina nasce anche dal fatto che per me la cucina è memoria: assimilo dei momenti della mia vita a sapori e stranamente tra questi ricordi vi è il cervello fritto con il limone che mi faceva mia nonna (che ho provato a replicare, ma non sono riuscita a cucinare...), il panino alla vucciria mangiato da bambina a Palermo, la lingua, la coda...devo vincere qualche riluttanza nel cucinare tutto questo e spesso ho difficoltà ad assaggiare, ma credo sia giusto non perdere certi ingredienti, perché la cucina, e la storia della gastronomia,  son fatte anche di questi...
E ora: crostini di milza della trisnonna! C.



"Si prende tre ettogrammi di milza e si taglia aprendola come un libro, in modo che la pelle rimanga tutta al di sotto, poi con una lama di coltello si raschia per separare la polpa dai nervi e dalla pelle. In una casseruola si mette un pesto ottenuto con una fetta di prosciutto, un alice lavata e spinata e una puntina di aglio e si fa scaldare con un bel pezzo di burro. Si unisce allora la milza raschiata, sale, pepe, due tre cucchiaiate di brodo (o d'acqua) si mescola e si fa cuocere per tre quattro minuti. Si preparano intanto dei crostini di pane e si fanno abbrustolire. Su ogni crostino si spalma un po' di milza, dando una forma leggermente bombata, si accomodano su un piatto e prima di mandarli in tavola si spruzzano con un po' di sugo di limone. Sono molto appetitosi, mangiateli caldi".


Queste le "simil baguette" fatte da me, di cui posterò ricetta in altra occasione..


Ah: li ho accompagnati con della bietta ripassata...








lunedì 28 gennaio 2013

Thin Cut Orange Marmalade di Paola


A casa di mio padre c’è un giardino davvero molto grande. C’è il giardino di sopra, il giardino di sotto e il giardino di sotto sotto. Il giardino negli anni ha subito tantissime modificazioni; mio padre lo ama, ci passa tantissimo tempo, gli dedica attenzioni e cure coaudiuvato anche dal burbero Lino, un omone brusco a vedersi ma tenerissimo ed esperto di giardinaggio e piante. Negli anni la passione paterna si è diffusa e ogni volta che vado a casa apro la finestra, corro in terrazza e sbircio le sue piante che crescono rigogliose e festanti. Nel giardino di sopra c’è una schiera di alberi da frutto che delimita il muro tra il giardino di nostra proprietà e quello del vicino. Per anni un paio di alberi non hanno dato frutto alcuno, fino all’arrivo di Lino. Mio padre si disperava di avere queste piante di limone inutili, mentre vedeva quelle di amici e parenti lavorare da veri e propri quattro stagioni. Sorpresa ancora più inaspettata furono i primi boccioli e i primi frutti che videro trasformare i presunti limoni in alberi di arance che da allora ogni anno fioriscono e si caricano abbondantemente di frutti che mio padre raccoglie e affida alle mani sapienti di Paola, che ne fa barattoli di marmellata per tutti. 
Questa ricetta è sua, così come lo è la marmellata dalla complessa preparazione. Se solo Paola sapesse che in Inghilterra vendono un preparato a cui aggiungi dell’acqua e succo di limone e che ti regala chili di marmellata di arance forse spererebbe in una produzione degli agrumi più limitata...
V.



1 kg di arance
1 kg di zucchero
1/2 lt scarso di acqua
1 bustina di pectina

Mettete le arance intere con l’acqua in una pentola a pressione e fate bollire per 20 minuti dal fischio (se non avete la pentola a pressione lessatele per circa 45 minuti). Dopodichè togliete le arance dall’acqua (che dovrete conservare) e sbucciatele. Tagliatene le scorze a striscioline sottilissime. A parte lavorate la polpa delle arance togliendo le bucce e i semi e passate la polpa al passaverdure. Rimettete la polpa così ottenuta nell’acqua di cottura che avrete conservato, aggiungete lo zucchero, la pectina e le scorzette di arancia e fate bollire mescolando per circa 45 min/1 ora, o comunque fino a che la polpa non si è addensata.



Con questa ricetta spero di partecipare al contest organizzato da Cinzia




domenica 27 gennaio 2013

Paté di fegatini di pollo

Oggi giornata "moscia"...abbiamo atteso il ritorno dei due maschi di casa e ci siamo mossi al rallentatore, giornata di esperimenti in cucina: alcuni riusciti, altri meno, giornata in cui i poveri mostri hanno giustamente "sbroccato"...avrei dovuto farli uscire, ma oggi proprio non mi andava...
Gli esperimenti li posterò in settimana, quello di oggi è un cavallo di battaglia di famiglia rivisitato solo nella presentazione. In questa versione potrebbe essere un antipasto natalizio, ma l'ho voluto "abbellire" per il contest organizzato in collaborazione tra Cristina di Insalata mista e Sabrina di Lesmadeleinesdiproust...non so quanto resisteranno qui in famiglia, ma per ora vado avanti: dopo le animelle, tocca al fegato e domani milza...e la mia voglia di non toccare più carne che si fa sempre più prepotente. C.


Cosa serve:

200g fegatini di pollo
1/4 di cipolla
salvia, alloro e rosmarino
marsala
brandy
80g di burro
6 fichi secchi
40g di pistacchi

Mettere i fichi secchi in ammollo col brandy. Pulire bene i fegatini eliminando tutte le parti nere che contengono il fiele. Tagliarli a pezzetti e rosolarli  in olio con la cipolla tritata e le erbe a mazzetto. Sfumare con un goccio di marsala e con uno di  brandy. Portare a cottura per circa 4 minuti. Il fegato ha bisogno di una cottura veloce altrimenti rischia di indurirsi. Togliere dal fuoco, aggiustare di sale ed eliminare le erbe. Frullare nel mixer aggiungendo il burro freddo.
In uno stampo fare uno strato di fegato, mettervi sopra i fichi aperti in due, un altro strato di fegato e una parte di pistacchi ridotti a granella. Terminare con un altro strato di paté. Mettere in frigorifero per qualche ora. Rovesciarlo su un piatto e guarnire con i pistacchi rimasti interi.




Con questa ricetta spero di partecipare al contest di Insalata mista

sabato 26 gennaio 2013

Torta carote e noci

Oggi i due maschi adulti (42 e 7 anni) di casa ci hanno abbandonato per una trasferta di calcio...primo tête-à-tête tra padre e figlio: ne sono felice, vorrei che mio marito si potesse godere di più i figli e momenti come questi credo servano sia a lui che al piccolo. 
Da parte mia, restata coi nani, ho potuto assecondare meglio i loro ritmi e le loro richieste...
Dopo una cena picnic sul lettone a base di pizza, un bel cartone e tutti a nanna...
Veloce, veloce posto la torta che abbiamo fatto insieme. 
Avevo un po' di carote sull'orlo del baratro e ho deciso di passarle a miglior vita in maniera adeguata.
Lo sapevate che la carota più lunga del mondo finora ha una misura di 5,839 metri?
Lo sapevate che la carota più pesante del mondo finora pesa 8,61kg?
Lo sapevate che le carote sono state coltivate inizialmente come medicinale? 
Lo sapevate che una persona consuma in media nell'arco di una vita 10.866 carote?
Lo sapevate che Mel Blanc, la voce di Bugs Bunny, in realtà non era allergico alle carote, semplicemente non gli piacevano?
Lo sapevate che le carote sono stati i primi vegetali ad essere messi in scatola?
Lo sapevate che se si scava un buco al centro della Terra e vi si lascia cadere una baby-carota impiegherebbe 42 minuti per arrivare al fondo?
Lo sapevate che esiste una cittadina, Holtville, in California chiamata "La capitale del mondo della Carota" con un festival annuale, giunto al suo 60 ° anno?
Lo sapevate che i soldati greci che si nascondevano nel cavallo di Troia si dice abbiano consumato carote crude in quantità per inattivare la peristalsi?
Lo sapevate che è possibile ottenere 10 mg di vitamina A da 20 carote medie?
Lo sapevate che sognare carote porta fortuna?
...e potrei andare avanti, anche perché:
Lo sapevate che esiste un museo della carota da cui ho preso tutte queste informazioni (http://www.carrotmuseum.co.uk/trivia.html)?
Notte C.

Cosa serve:

250g carote grattugiate
150g noci grattugiate
200g zucchero a velo
100g fecola di patate
6 uova
1 limone
zucchero a velo
margarina per ungere la teglia.

Accendere il forno a 180°. Sbattere i tuorli con lo zucchero, un pizzico di sale e la scorza grattugiata del limone fino ad ottenere una massa chiara. Aggiungere le carote, le noci e la fecola. Montare gli albumi a neve ben ferma e poi aggiungerli delicatamente al composto. 
Ungere una teglia con la margarina, versarvi l'impasto e mettere in forno per circa una mezzora. 
Prima di rovesciare il dolce aspettare che si freddi, spolverizzarlo di zucchero a velo.




Con questa ricetta spero  di partecipare al contest organizzato da Paola


...e a quello di Sfizievizi


venerdì 25 gennaio 2013

Pici con carciofi e animelle

DOggi finalmente ho preso il coraggio a due mani e ho dato vita ai miei pici!
Continuavo a rimandare causa il mio senso di inadeguatezza continuo, più vedevo le ricette postate meno mi sentivo all'altezza...ma ho pensato:"E basta: sono solo pici...si può fare!".
L'idea del condimento è nata dopo aver fatto una battuta a Cris...ogni volta che pensavo ad un sugo il giorno stesso qualcuno lo pubblicava (oggi non ho controllato...speriamo bene), alla fine avevo pensato a qualcosa con il pesce, ma lei giustamente mi ha ricordato che il picio chiama terra...poi la finanziaera di qualche giorno fa...poi il contest che ha organizzato lei sul quinto quarto, il fatto che son romana e così le animelle son sbucate fuori!
Finalmente casa vuota, figli a scuola, ho fatto un gran respiro ed ho iniziato...
Mettere le mani in pasta mi è sempre piaciuto, l'impasto prende vita sotto le tue mani, decidi tu quando è il momento di smettere di aggiungere acqua o farina, è un qualcosa che senti, qualcosa che lentamente prende una propria  consistenza, una propria elasticità...e mentre impastavo ho iniziato a pensare a quanto fosse semplice il gesto...a quanto fosse indicativo dei cambiamenti che ci circondano...non voglio ricamarci troppo sopra, giusto una riflessione...
Non amo le etichette, ma a volte sono necessarie...non posso definirmi altro che "borghese", non posso farci nulla: sono nata all'interno di una famiglia e di un ambiente così catalogati...e mi ritrovo ad impastare, a cucinare, a far l'orto...e allora penso a quanto siano diventati espressione di benessere il poter fare queste cose: avere dei figli, averne più di uno, poterli crescere, scegliere di poter lavorare lo stretto necessario, avere il tempo di cucinare...penso a tutte quelle donne che non si trovano nella mia stessa posizione: che devono lavorare dalla mattina alla sera, che non hanno il tempo di fare il muffin per la merendina del figlio, che non possono vederlo crescere...e penso a quanto sia ingiusto...
Questi stessi pici sono espressione del cambiamento: da piatto povero è diventato piatto ricco con i carciofi che sono arrivati alle stelle e con le animelle che vanno ordinate perché diventate bene raro...
...beh: stasera serata "sproloquio"...ho finito di ammorbarvi...notte Cri




Per i pici:

200g farina 00
100g farina di semola rimacinata
2 cucchiai d'olio d'oliva
1 pizzico di sale
acqua q.b.



Dopo aver fatto la fontana con le due farina, il sale e l'olio ho iniziato ad aggiungere lentamente l'acqua incorporandola con la forchetta. Raggiunta una certa consistenza ho iniziato ad impastare con le mani. 
Ottenuto un impasto "liscio, vellutato ed abbastanza morbido" lo avvolto nella pellicola e l'ho lasciato riposare.


Per il condimento:

2 carciofi
300g animelle di vitello
1/2 bacca di vaniglia
sale
olio
limone
50g prosciutto
30g burro
acqua

Ho tolto le foglie esterne ai carciofi (come diceva mia nonna:"Nel pulire i carciofi non essere tirchia"), li ho privati dei peli interni e li ho messi in acqua con 2 spicchi di limone.
Ho messo le animelle in acqua fredda a dissanguare per circa 1 ora. Passato il tempo le ho trasferite in una pentola coperte di acqua fredda e le ho spostate sul fuoco. Raggiunta l'ebollizione, ho spento, le ho scolate, messe in ammollo in acqua fredda e tolto le pellicina che le circonda.
In un tegame ho versato i carciofi scolati e tagliati in piccoli pezzi con dell'olio e i semi della stecca di vaniglia (idea apprezzata e rubata a Il Cavoletto di bruxelles un po' di tempo fa), ho aggiunto poca acqua e ho lasciato stufare.
Dopo aver tagliato le animelle a listarelle le ho rosolate in un tegamino con il burro.


E questi sono i pici...vsto che li ho dovuti fare in più tappe (ripresa dei figli e amichetti a pranzo) ho notato che più la pasta riposa più i pici si "rollano" meglio...


Messa l'acqua a bollire, ho unito i carciofi alle animelle con qualche listarella di prosciutto e ho aggiustato di sale.
Una volta scolati i pici condire col sugo...






...e al contest di Cristina e Sabrina

mercoledì 23 gennaio 2013

Bubo's cake

" C'era una volta un astice, chiamato da tutti Bubo, che viveva in una grande vasca d'allevamento. 
Non stava male: amici e parenti tutti vicini, stretti stretti. Ogni tanto calava nella vasca una grande rete e qualche amico o qualche parente veniva portato via, ma Bubo era un'ottimista ed era convinto che andassero a stare meglio. Un giorno la rete prese anche lui, che si vide messo in una cassetta di ghiaccio e trasportato in un grande acquario all'interno di un edificio: tutte cose nuove per il nostro Bubo!
Entrato in acqua pensò: "Vedi che avevo ragione? Si sta più larghi, l'acqua è più limpida e posso anche vedere cosa succede fuori nel mondo!".
Dopo un po' si sentì chiamare: "Ehi tu: vai via da lì...vieni qui insieme a noi!".
Bubo girò i suoi occhietti e vide che in un angolo c'era un mucchio di astici ammassati uno sull'altro...si avvicinò e chiese:"Ma cosa fate così stretti?"
L'astice che aveva parlato rispose:"Ci nascondiamo! Gli anziani si mettono in cima al gruppo e noi più giovani ci mettiamo qui sotto. Devi stare attento: quando si avvicina l'uomo vestito di bianco e tenta di prenderti nasconditi!"
Bubo:"Perché?"
L'altro:"In realtà nessuno lo sa...ma sono, siamo tutti convinti che non si tratti di niente di buono..."
Bubo, che tanto per ricordarlo era un'ottimista, non credeva che potessero fargli qualcosa di male ma decise comunque di dar ascolto al consiglio e si nascose sotto il gruppo.
Dopo qualche giorno pensò che non valeva proprio la pena di vivere in quel modo, aveva deciso: meglio affrontare il proprio destino che restarsene lì nascosto e così si mise sopra a tutti gli altri.
Dopo pochi minuti il braccio dell'uomo vestito di bianco entrò nell'acqua e Bubo si ritrovò dentro un gran bustone di plastica nelle mani di un omone grande, grosso e barbuto...
Dopo un viaggetto in macchina, arrivarono a destinazione e tre piccoli bambini corsero incontro all'ormone:"Ciao papà!"
"Guardate cosa vi ho portato..."
L'omone prese la busta, l'aprì e finalmente Bubo si ritrovò a respirare e a vedere chiaramente chi aveva intorno...sei piccoli occhi lo guardavano, lo toccavano e gli facevano li solletico e Bubo si ritrovò a pensare:"Vedi che avevo ragione? Meglio di così: coccolato a amato da tre piccoli umani!"
Intanto l'ormone aveva preso una grande pentola, l'aveva riempita d'acqua e messa sul fuoco.
"No papà: ti prego, ti prego: non lo mettere nell'acqua, mettiamolo nell'acquario..."
Il papà: "Ogni volta la stessa storia: non l'ho comprato per l'acquario, l'ho comprato per me!"
Bubo si sentì preso da una grossa mano e trasportato verso l'acqua bollente e pensò:"Qui si mette male...devo fare assolutamente qualcosa!" e con tutto il poco fiato che aveva in gola urlò:"Aiutooooo!"
I bambini, che spesso e volentieri sentono meglio di noi adulti, si attaccarono alle gambe del padre: uno lo supplicava minacciando traumi che si sarebbe portato dietro tutta la vita, l'altro piangendo e chidendo la liberazione dell'amico Bubo, l'altra stesa a terra fingendo uno svenimento...l'omone mosso a compassione decise che per una volta poteva fare a meno del suo astice e così lo liberò nell'acquario. Bubo felice si ritrovò per la prima volta circondato da coralli e pesciolini di tutti i colori, con un'infinità di leccornie da mangiare, tanto spazio solo per lui e tre piccoli amici al di là del vetro!"

...cosa non si fa per un contest...che vergogna!!Baci C.


Ingredienti...oggi sono più "scrittrice" che cuoca e quindi mi sbrigo: sono due basi di pan di spagna da 20 cm farcite con crema pasticcera alternata a crema al cioccolato...vi dispiace se non posto gli ingredienti? Eventualmente li aggiungo domani! Per ora un abbraccio a tutti cri



Con questa ricetta spero di partecipare al contest di IlMondoDaScoprire





lunedì 21 gennaio 2013

Cannoli di pandoro con ricotta e...carbone

Rapida e indolore...poca voglia di scrivere, tanto sonno e desiderio di non far le ore piccole...
...la "nota" passione per i contest, che mi mette in corpo una gran voglia di cucinare...come fossi alle prese con le scatole dell'Invention test (eh si: la mia unica passione televisiva...un po' limitata, ma non ho mai detto di essere una cima), mi ha portato a questa ricetta...
Ci sono persone che in rete attirano la mia attenzione più di altre: sarà per il modo di scrivere, per quello che scrivono, per le ricette, per come le presentano...Nus di L'ennesimo blog di cucina è una tra queste. Le ho già mandato una ricetta, ma non mi sembrava di aver colto nel pieno lo spirito del contest e così spero di aver quadrato il cerchio...Notte! C.


Ingredienti:

6 fette di pandoro
250g di ricotta di pecora
5 cucchiai di zucchero a velo
carbone di zucchero

Accendere il forno a 180°. Stendere col matterello le fette di pandoro, arrotolarle intorno ad un rotolo di metallo (quello per fare i cannoli siciliani...non so se ha un nome specifico). Metterle in forno fino a quando non risulteranno dorate. Sfilare il cilindro di metallo. Sbattere con le fruste la ricotta insieme allo zucchero a velo e con l'aiuto di un sac a poche inserire la crema all'interno dei cannoli. 
Ridurre in polvere un pezzetto di carbone (chi ha figli o nipoti dopo la Befana ne ha una gran quantità)...ho la fortuna di avere il Bimby: 10 secondi velocità Turbo.
Spolverizzare i cannoli con lo zucchero di carbone.




domenica 20 gennaio 2013

Corona di riso con "finanziera"


"...la musica è finita, gli amici se ne vanno..." ma per fortuna non resto sola e approfitto per postare questa ricetta che, come dicevo ieri, è significativa dell'amore che provo per il mio orso: la finanziera!
E' un vecchio piatto...di solito fatto dalle nonne, che ormai non usa più...ma che sapevo, dai racconti, piacere molto a mio marito e così, dopo accurato studio del Talismano della felicità ( tra i pochi insostituibili libri di cucina) sono andata dal macellaio...
"Mi scusi: avrei voluto fare la finanziera..."
"Ah signo': perché non l'ha fatta?" (ed io che sono lenta ho sorriso a scoppio ritardato..)
"No dico sul serio: dovrei fare la finanziera e so che ci vogliono fegatini, animelle, cuori, polmoni e ...creste di gallo"
"Vabbè: se lo dice lei..." e, conoscendo anche lui l'esistenza del blog e la mia passione per i contest, aggiunge: "Mi sa tanto che con questa la gara non la vince!"
Arrivata a casa inizio a scartare tutti i pacchetti e inizio il lavoro. 
Con i fegatini nessun problema, con le animelle iniziano le difficoltà (lo sapevate che sono la tiroide dell'animale?), con le creste ho avuto un po' di problemi...
Credo di aver già accennato di aver provato a seguire un'alimentazione vegetariana per un paio d'anni, beh: ieri la voglia di tornare a quei tempi è stata forte...
Ho cucinato il tutto senza mai assaggiare (neanche a tavola, a piatto finito, sono riuscita ad aprire la bocca) e così ho ingaggiato il mio piccolo tester che per colazione si è trovato a dar un parere e, con sorpresa, ha gradito...in effetti il risultato credo sia stato proprio notevole visto che il tutto è stato spazzolato da adulti e bambini in un batter d'occhio...ovviamente gli ingredienti sono stati svelati solo alla fine..
"Per finanziera s'intende un insieme di fegatini, grecili, animelle, funghi, tartufi preparati individualmente che si uniscono in una casseruola, con una salsa piuttosto densa e si lasciano sobbollire per un quarto d'ora allo scopo di insaporirli" (dal Talismano).
Pronti? Eccola quì:


Riporto la ricetta del Talismano con le mie varianti tra parentesi:

Ingredienti per 12 persone:

6 fegatini di pollo
6 grecili
300g funghi champignon
200g animelle di abbacchio ( ho usato quelle di vitella)
2 cuori e polmoni
tartufo (ho usato il sale aromatizzato al tartufo)
marsala
burro
olio
brodo
salsa vellutata (50g burro, 50g farina, 1/2 brodo vegetale)
sale
pepe

Fegatini. Lavare i fegatini, togliere qualsiasi traccia di fiele e dividerli in pezzettini. Mettere in un padellino 50g di burro, farlo liquefare lentamente, aggiungere i fegatini e condirli con sale (ho usato quello al tartufo) e pepe. Cuocerli velocemente, con un mestolo forato toglierli dalla padella, aggiungere due cucchiai di marsala e far alzare il bollore. Togliere dal fuoco e aggiungere i fegatini.
Grecili (nel mio caso le creste). Metterli a lessare in un tegamino con del brodo, quando risulteranno morbidi toglierli dal fuoco e ritagliarli a dadini.
Animelle. Mettere le animelle in un pentolino, ricoprirle di acqua, metterle sul fuoco e portarle all'ebollizione lasciandole poi freddare nella loro acqua di cottura. Scolarle e tagliarle a pezzettini.
Funghi. Lavare i funghi, tagliarli in dadolata, metterli in un tegame con 50g di burro e un pizzico di sale e lasciarli stufare.
Cuori e polmoni. Lavate i cuori e i polmoni, lessateli in acqua bollente leggermente salata e poi tagliateli a dadini.
Salsa vellutata. far sciogliere sul fuoco lento il burro, aggiungere a pioggia la farina mescolando con un cucchiaio di legno. A fuoco lento aggiungere, poco alla volta, il brodo filtrato. Far cuocere a fuoco basso, mescolando, per circa 20 minuti, fino a quando la salsa non si sarà addensata.
Aggiungere alla salsa tutti gli ingredienti preparati e lasciar insaporire a fuoco lento per circa un quarto d'ora.

Per la corona di riso.

700g riso
100g burro
3 uova
6 cucchiai di parmigiano
1/2 di latte
brodo
sale

Far liquefare 50g di burro in un tegame, aggiungere il riso e farlo tostare. Iniziare la cottura del risotto con il latte, proseguire col brodo. Togliere dal fuoco con il riso molto al dente, aggiungere i rossi d'uovo, il parmigiano e il burro rimasto. Montare gli albumi a neve, aggiungerli al risotto e metterlo in uno stampo (ne ho usato uno di silicone). Mettere lo stampo a bagnomaria nel forno a 180° per 15-20 minuti.
Rovesciare la forma e servire con la finanziera.

Note: se mai deciderò di riproporla non metterò i tuorli nel riso, non sono necessari e appesantiscono un piatto già di per sé importante...








sabato 19 gennaio 2013

Fagottini di tacchino con pioppini e ribes

Settimana pesante...per motivi di lavoro sono dovuta andare tutti i giorni a Roma...e per chi viene dalla periferia come me non è impresa facile. Come in tutte le grandi città ore in macchina in mezzo al traffico, liti continue causa prepotenza al volante e ricerca affannata al parcheggio...finalmente vacanza...o quasi!
Ieri è stato il compleanno del grande Bubo e vista l'indole del mio caro compagno di viaggio, tendente alla solitudine più assoluta, ho organizzato una cene strettamente familiare (noi cinque)...che è stata molto apprezzata.
Domani tocca ai parenti (da noi i festeggiamenti assumono sempre proporzioni quasi regali: famiglia stretta poi gli amici poi i parenti...insomma si festeggia per una settimana!)...e domani ho tentato di riproporre un piatto della tradizione che ha richiesto tutto il mio amore di moglie follemente innamorata...ma ne parlerò quando avrò le foto...
Tra un piatto e l'altro ho preparato questi fagottini che mi frullavano in testa da un paio di giorni...studiati appositamente per un contest (conoscete la mia passione per questi eventi, no?)...eccoli qui:



Cosa serve:

400g fesa di tacchino
300g funghi pioppini
75g ribes
1 scalogno
olio
sale
vino bianco

Far stufare lo scalogno con un filo d'olio in una padella. Aggiungere i funghi tritati grossolanamente. Nel frattempo sbattere la carne con uno sbatticarne per renderla più sottile. Una volta che i funghi risulteranno morbidi metterne un cucchiaino sulla carne, aggiungere due-tre chicchi di ribes i e chiudere il fagottino con l'aiuto di un pezzo di spago da cucina. 
Mettere dell'olio nella stessa padella in cui sono stati preparati i funghi e far rosolare i fagottini. Sfumare con del vino bianco e far cuocere per 6-7 minuti. Aggiungere i pioppini e il ribes rimasto. 


Mo marito, entrato a pieno nella parte, mi ha, giustamente, ripreso per non aver fotografato l'interno...beh, con la luce serale, eccolo qui:




Con questa ricetta partecipo al contest di Colors & Food



mercoledì 16 gennaio 2013

Torta morbida al cioccolato, caramello e crema di castagne.

Dopo la zuppa di barbabietole ho deciso di farmi perdonare dai miei mostri e, approfittando di un'invasione di piccoli ospiti (da tre sono arrivata a dieci pargoli per casa), speranzosa in un veloce smaltimento, ho preparato "la madre delle bombe caloriche"...
Dopo le vacanze natalizie non si fa altro che parlare di diete, di regimi, di perder chili...sai che vi dico? Che strazio!!
Dopo una vita in cui il mio pensiero è stato rivolto al cibo sono arrivata ad una conclusione: vi rendete conto di quanto tempo perdiamo a pensare che dovremmo dimagrire?
Sono stata messa a dieta fin da piccola...senza mai averne avuto bisogno. 
Sono la classica italiana formosa, che viaggia da sempre tra la 44 e la 46...
Ma arriviamo alla mia conclusione: se fosse semplice seguire una dieta, nessuno ne avrebbe bisogno...a parer mio il vero problema nasce dalla testa. 
Parlo per me. 
Sono cresciuta con l'idea che bisognasse mangiare tutto quello che viene messo nel piatto, che non si possa in alcun modo lasciare l'avanzo, mi ritrovo spesso e volentieri a mangiare di corsa, distratta da interferenze di ogni tipo: il figlio che fa il capriccio, il telefono che squilla, l'appuntamento che mette prescia...più che mangiare, ingoio...senza gustare quello che ho in bocca...finisce che non mangio per fame, ma perché bisogna, perché sono distratta e metto qualcosa in bocca, perché ho sete e in realtà mangio...perché ho il silenzio intorno a me e dico: "Ora voglio proprio gustarmi qualcosa in pace!"... 
Le poche volte in cui ho cercato di fare uno sforzo e di mangiare più lentamente, assaporando il boccone, masticando a lungo, cercando di placare solo il senso di appetito e non altro ho iniziato a perder peso...il problema è che spesso e volentieri il cibo diventa una valvola di sfogo...e allora? 
Pace: facciamoci pace...sono così non perché il destino porco bastardo ha voluto che fossi così, sono così perché ho deciso che mi costa troppa fatica stare attenta a tavola, mi costa troppa fatica fare sport durante la giornata, mi costa troppa fatica rinunciare a questo piacere...parlo per me che, ripeto, sono assolutamente normopeso...ma che ho perso tempo prezioso a pensare che avessi qualche problema di linea...
E, dopo tutto questo sproloquio, beccatevi questa:



Ingredienti:

200g burro
200g cioccolato fondente
150g zucchero
100g farina
4 uova
200g crema di castagne

Per la glassa:

170g latte condensato
150g cioccolato fondente
una noce di burro
50g zucchero a velo
1 cucchiaio di succo di limone

Scaldare il forno a 180° e rivestire con carta forno una teglia rettangolare.
Fate fondere il burro insieme al cioccolato spezzettato a bagnomaria.
Nel frattempo fate un caramello facendo bollire lo zucchero in un pentolino con 4 cucchiai d'acqua, poi versarlo sul composto di burro e cioccolato, lasciare sul fuoco a bagnomaria girando sino ad ottenere un composto omogeneo.
Sbattere le uova con una frusta elettrica, aggiungervi la farina e la crema di castagne. Unire le due miscele e mettere in forno per 20-25 minuti.
Preparare la glassa. Far fondere il cioccolato insieme al latte condensato su un pentolino a fuoco basso mescolando con un cucchiaio. Aggiungere la noce di burro. Versare la glassa sul dolce ancora caldo. Far riposare al fresco. Prima di servire, mischiare lo zucchero a velo con il succo di limone e con la glassa guarnite il dolce che nel frattempo avrete tagliato a cubetti.




Con questa ricetta partecipo al contest di Morenaincucina.

martedì 15 gennaio 2013

Zuppa di barbabietole rosse con grissinotti

Sarà che a me basta poco, ma neanche tanto...ma grazie alle rape mi sono fatta la prima vera risata del 2013, avete presente quegli attacchi in cui non riesci più a smettere? Racconto.
I primi giorni dell'anno ho deciso di preparare un piatto a parer mio detox e più leggero...ma visto che se non sperimento non mi diverto ho dato vita ad un cuscus con frutta secca alla fantasia di rape (eh si: ce ne sono di vari tipi)...durante la preparazione ho dovuto combattere con Bubo major per salvaguardare quelle rosse (ho scoperto dopo 8 anni questa insana passione...)...e così ho continuato a cucinare fiduciosa del risultato...al momento di portare il piatto in tavola ho visto la tristezza calare sul volto dei miei figli, la piccola belva gettarsi sul pavimento in preda ad un attacco dei suoi...mio marito impassibile che, una volta sedutosi, inizia  a preparare i piatti intimando il silenzio e bloccando qualsiasi cenno di protesta...lui inizia a mangiare, il mio piccolo grande inizia a mangiare con gli occhi lucidi, il mio piccolo mediano s'ingozza come al solito incurante di tutto e tutti, la piccola piccola continua a giacere sul pavimento...tocca a me: assaggio...e inizio a ridere, ma  a ridere di gusto...non riesco a fermarmi...con le lacrime agli occhi, gli addominali, molto poco allenati, che incominciano a farmi male...il clima si distende, mio marito mi manda allegramente a quel paese...i piatti vengono smantellati e si tirano fuori uova sode e tonno in scatola...continuo a ridere...non riesco a smettere: il cuscus è una cosa indecente...le rape...aiuto! 
Mi fanno ridere loro costretti a mangiare, mi fa ridere mio marito che subisce in silenzio, mi fa ridere la mia frenesia nel cucinare...comunque chi se ne importa: il piatto avrà anche fatto schifo, ma mi sono divertita un mondo!
E visto che sono cocciuta, ho deciso di riportare le rape in tavola...questa volta però con una ricetta da rivista (la Cucina Italiana)...tanto per andare sul sicuro...comunque non è un piatto di facile gestione: o ti piacciono le rape rosse o è meglio lasciar perder!C.



Ingredienti:

1 litro di brodo vegetale
500g barbabietola rossa precotta
250g cipolla
150g farina0
150g latte
130g farina di mais fioretto
90g carota
80g sedano
70g burro
50g semola grano duro
10g lievito di birra secco
panna acida-alloro-chiodi di garofano-prezzemolo-zucchero-sale-pepe in grani



Per i grissinotti:

Impastare la farina 0, la semola e 100g di farina di mais fioretto col lievito, un pizzico di zucchero e uno di sale e 35g di burro morbido.
Aggiungere lentamente il latte fino ad ottenere un composto omogeneo. Mettere a lievitare coperto per circa 2 ore.
Dividere l'impasto in strisce e farne dei filoncini, spolverizzando il piano di lavoro con la farina di mais. Dividerli in tronchetti, disporli su una teglia con carta da forno e farli raddoppiare di volume. 
In forno a 200° per 25 minuti.

Per la zuppa:

Ridurre in dadolata la barbabietola, sciacquarla sotto l'acqua. Tagliare a cubetti anche la carota, il sedano e la cipolla. Farli rosolare in un tegame con il burro rimasto, 3 foglie di alloro e 2 chiodi di garofano pestati insieme a un cucchiaino di pepe in grani.
Unire la barbabietola, aggiungere il brodo e far cuocere per 25 minuti.
Distribuire la zuppa nei piatti con un cucchiaio di panna acida e una spolverata di prezzemolo tritato.. servirla coi grissinotti.




domenica 13 gennaio 2013

Pane in cocotte

Oggi con il marito al lavoro ho organizzato, grazie al suggerimento di nonna Valeria e Marcolino,  una piccola visita culturale per i piccoli mostri.
Sotto un cielo plumbeo, con una Roma grigia e silenziosa, li ho portati alla Centrale Montemartini.
E' un museo un po' particolare e, a parer mio, molto affascinante. Si trova in una zona che lentamente sta prendendo un nuovo aspetto, grazie all'intervento su vecchi edifici industriali che vengono recuperati (come gli ex Mercati Generali).
La zona, per gli appassionati foodblogger, è quella di Eataly, accanto alla Garbatella storica. 
E' una vecchia centrale elettrica, anzi la prima centrale elettrica di Roma, in funzionamento dal 1912 agli anni '60. In un edificio stile liberty, completamente ristrutturato, svettano due enormi motori diesel che servivano a produrre l'elettricità. Ma il fascino consiste nell'accostamento tra le macchine industriali e la presenza di statue romane, che hanno trovato una collocazione perfetta e contrastante all'interno del percorso.
Statue di una bellezza sorprendente...con dettagli a particolari che hanno colpito anche i più piccoli. Non ho fatto fotografie per via della luce e delle mie capacità (non all'altezza), ma se siete di Roma, o se ci capitate qualche giorno, una visita secondo me vale la pena farla...
Finito lo spazio dedicato alla cultura si torna al cibo...
Mio marito, che tra i tanti pregi, ha il dono della generosità mi ha regalato due cocotte bellissime...e vista la mia passione per il pane ho voluto inaugurarne subito una con una ricetta trovata in un sito francese. 
Vi assicuro che il risultato è sorprendente...sembra quasi di assistere ad una magia...sarà che la bambina che è in me si stupisce sempre, ma un "ohhhhh" di sorpresa quando ho alzato il coperchio è venuto spontaneo...C.




Prima tappa: il poolish (un lievito molto morbido)

150g farina manitoba
160g d'acqua
150g lievito madre (o mezzo cucchiaino di lievito di birra in polvere)

Mescolare tutti gli ingredienti. Lasciar riposare in una ciotola coperta con pellicola per almeno 8 ore. L'impasto deve raddoppiare e presentare delle bolle d'aria.

Seconda tappa:

100g lievito madre (o un cucchiaino e mezzo di lievito di birra in polvere)
300g farina manitoba
50g germe di grano
1 cucchiaino di sale fino
1 cucchiaio di zucchero
160g d'acqua

Mettere tutti gli ingredienti in una ciotola ed aggiungere il poolish. Impastare fino ad ottenere un composto liscio e senza grumi, dargli una forma arrotondata, inumidire con un pennello la superficie di acqua e distribuirvi dei semi di sesamo.
Mettere in cocotte, sopra della carta forno. Chiudere il coperchio e inserire nel forno freddo (!). Impostare a 230° per circa 1 ora. Quando scoperchierete son sicura che anche voi resterete stupite dalla presenza di una crosta croccante e un interno morbidissimo!









sabato 12 gennaio 2013

Risotto alla provola e champagne

Oggi che la mia compagna di viaggio è partita ne approfitto per parlare un po' di lei...
L'amicizia tra Vale e Cri vista da Cri.
Il primo incontro risale a 24 anni fa. Ginnasio, primo giorno di scuola: vedo questa ragazza con la faccia simpatica che vaga vicino alla classe: "Sei in questa classe?..Ben arrivata..."e mi presento...ancora oggi lei mi dice che ha pensato: "Ma questa che vuole?" (e questo è un primo indizio per capire la Vale), da quel momento cinque anni di banco insieme...
L'amicizia tra noi resiste soprattutto per la sua tenacia...già da allora la mia sopportazione deve essere stata dura: sono un'invadente, una mezza bestia, molto poco schizzinosa, poco rispettosa degli spazi altrui...e soprattutto molto fisica. Fisica non da abbraccio, ma da buffetto, spintarella, schiaffetto...insomma una mosca tze tze...
Durante il liceo abbiamo vissuto in simbiosi (insieme ad una terza compagna di viaggio, che poi è sparita nel nulla)...un giorno a casa dell'una, il giorno dopo a casa dell'altra...
L'università: le nostre strade iniziano a prendere direzioni diverse, ma lei è sempre lì: lei che chiama, lei che organizza per vedersi, lei che è presente...che so che c'è...
Vite completamente differenti, scelte agli antipodi...ma il bello è che ci siamo l'una per l'altra, senza giudizi, senza remore: lei ha vissuto i miei momenti felici e quelli tristi, senza mai salire in cattedra a dar lezioni di vita....lei che si sente libera di raccontarmi la sua vita, lei che mi fa ridere (tanto), lei che arriva se ho bisogno..
Lei che potrebbe avere molto, ma molto di più dalla vita, ma che spesso ha paura di chi la circonda...sempre un po' sulla difensiva (vedi sopra), ma quando inizia a fidarsi si dà come pochi...
Buon viaggio! C.




Ingredienti:

100g  provola (possibilmente in condizioni migliori della mia)
150cc champagne
2 scalogni
brodo vegetale
250g di riso
sale
pepe
mirtilli rossi
40g di burro + quello per mantecare

La provola mi è stata regalata per Natale, ma finita in fondo al frigorifero è stata riesumata troppo tardi...queste le sue condizioni:


L'ho pulita, ho tagliato la calotta e l'ho scavata.
Nel frattempo ho tritato gli scalogni, li ho messi in tegame con 40g di burro e dopo 3-4 minuti ho aggiunto il riso. Ho lasciato tostare per qualche minuto e poi ho sfumato con l'avanzo di champagne.


A questo punto ho proseguito la cottura aggiungendo poco alla volta il brodo caldo. Quando il riso è arrivato a cottura ho tolto dal fuoco e mantecato con una noce di burro.
Aggiungere una manciata di mirtilli rossi essiccati e servire il risotto all'interno della provola svuotata.



Con questa ricetta spero di partecipare al contest di http://www.lennesimoblogdicucina.com/2013/01/cre-azioni-in-cucina-gennaio.html











venerdì 11 gennaio 2013

Panna cotta alla robiola di capra

Che suonino le campane, che sia dia fiato alle trombe...udite, udite: oggi, 11 gennaio 2013, il grande Bubo, re e signore di tutti i bubi, ha accompagnato i suoi piccoli eredi per la prima volta a scuola! 
Vorrei ricordare a chi mi segue che il nostro grande ha 7 anni...e quì chiudo...anzi no: devo percularlo ancora un po' descrivendo il panico di ieri: "Ma...: dove li devo lasciare?...Ma...: si spogliano da soli o devo fare io?...Ma...:sei sicura che posso lasciarli sulla porta?"...
Ovviamente chi mi conosce sa che la responsabilità è anche mia: sono una di quelle che: "No, non ti preoccupare ci penso io...No, non ti preoccupare ce la faccio...", insomma non amo delegare, soprattutto perché penso si faccia più veloci a far da soli e così, anche durante il poco tempo in cui ho lavorato "veramente", a casa nostra vi è stata sempre una gestione anni '40 (come la definisco io): l'uomo fa l'uomo e la donna, cioè la sottoscritta, fa la donna...certo che mi piacerebbe un po' di collaborazione in più, ma se non viene naturale credo sia difficile imporla e poi, con gli anni, un po' di miglioramenti incominciano a manifestarsi soprattutto nei confronti dei figli...e questo è quello che mi preme di più...
Ma passiamo alla ricetta....gli avanzi.
Non amo buttare il cibo e di conseguenza mi ritrovo a "creare" con quello che c'è in frigo...il più delle volte finisce male, del tipo che mi si apre la tortiera a cerniera e mi si allaga il forno d'impasto o sbaglio i tempi di cottura e mi ritrovo tutto carbonizzato..così, oltre agli avanzi, devo buttare anche gli altri ingredienti che ho usato..insomma: l'avanzo mi porta un po' sfortuna, ma non in questo caso! Abbinamento ben riuscito e apprezzato...C.

Panna cotta alla robiola di capra con marmellata di fichi d'India e crumble salato...


Avanzi:

200g di robiola di capra cenere
marmellata di fichi d'India

Più:

250ml di panna fresca
8-9g in fogli di gelatina
100g farina 00
80g burro freddo
40g parmigiano
1/2 cucchiaino sale



Per la panna cotta.
Mettere in acqua fredda i fogli di gelatina. Scaldare la panna sino a raggiungere la temperatura di 80° (con il Bimby: vel.1 per 5 minuti 80°), aggiungere la robiola e farla sciogliere. Aggiungere la gelatina strizzata e mescolare bene, passare ad un setaccio per eliminare eventuali grumi. (Bimby: aggiungere la robiola e far andare per 20 secondi a vel. 4, aggiungere la gelatina e a vel.3 per 20 secondi).
In un bicchierino (....nel mio caso dei portacandele Ikea...) mettere un piccolo strato di marmellata di fichi d'India ( perfetta anche una confettura alle pere o ai fichi...) e sopra aggiungervi la panna cotta. Mettere in frigo per due-tre ore.
Per il crumble salato.
Con le punta delle dita impastare velocemente tutti gli ingredienti sino ad ottenere un composto sbricioloso. In forno a 180° fino a doratura.
Prima di servire sbriciolare poco crumble sulla panna cotta.



P.S. L'accompagnamento paterno è andato alla grande...vedi: tanto rumore per nulla! C.


Con questa ricetta spero di partecipare al contest di http://www.lennesimoblogdicucina.com/2013/01/cre-azioni-in-cucina-gennaio.html#more