venerdì 25 luglio 2014

Pane alle cipolle


Oggi è il Gluten Free Friday e avevo anche la ricetta...purtroppo ho premuto non so quale tasto,  probabilmente quello dell'autodistruzione, e non ho più le foto...non potendole recuperare per ora pubblico questo pane fantastico alle cipolle di Mai e spero che le amiche sglutinate non la prendano a male: 
mi farò perdonare.
La ricetta partecipa ad uno dei giochi più belli del web, quello ideato da Flavia con il suo The Recipe-tionist in cui si vanno a replicare ogni mese le ricette di un blog, un modo reale per condividere il virtuale che viviamo tutti i giorni!!

Ingredienti per la "mia" versione:

600 g di farina manitoba
2 cipolle fresche
120 g di pasta madre
1/2 cucchiaino di sale
1/2 cucchiaino di zucchero
175 ml di acqua
175 ml di latte intero
olio extra vergine di oliva

Affettare a julienne la cipolla e farla stufare in un un filo d'olio fino a quando non diventerà trasparente.
Far raffreddare. Impastare tutti gli altri ingredienti e aggiungere la cipolla. Lavorare l'impasto per 15_20 minuti (nel mio caso ho usato planetaria con gancio). Lasciar riposare fino al raddoppio in un contenitore di vetro leggermente unto e coperto con pellicola o all'interno di un sacchetto di plastica.
Cuocere in forno a 185°C per circa 45 minuti.
Con questa ricetta partecipo al The Recipe-tionist di luglio-agosto

martedì 22 luglio 2014

Trapizzino alla cacciatora

Scrivere un post con il cellulare non è il massimo della vita.
Chiedersi perché lo si sta facendo (al freddo e al gelo di una terrazza) ancora meno!
Ma non c'è verso: avevo deciso di pubblicare e non c'è computer in panne che regga!
Ho deciso di traslocare una settimana al mare, sono salita in macchina facendo finta di non vedere le nubi nere che andavano addensandosi all'orizzonte,  stile sbarco di civiltà aliene. 
Arrivata alle 16:00 ora locale i bambini sono voluti andare in spiaggia, come è giusto che sia.
Ore 16:10 rischio congelamento della sottoscritta, sempre più cosciente che gli anni si fanno sentire e che di mare mosso e sabbia bagnata non è più aria.
Le tre belve, senza macchia e senza paura, hanno fatto i bambini come si deve: fradici e inzuppati nella rena...poi anche loro hanno passato il resto della serata con il golf.
Dove tutto questo? A mezzora da Roma: quest'estate, oltre che per le condizioni meteo, verrà depennata dal mio calendario!
Fortunatamente l'MTC non mi ha mollato e in ordine cronologico sto cercando di rifare tutte le ricette, e sono tante, delle sfide a cui non ho partecipato.
Il coniglio alla cacciatora è uno dei miei piatti preferiti e la versione di Ginestra l'avevo già provata come ripieno dei ravioli del plin.
Ma avendo ricevuto un dono un coniglio ho deciso di riproporla in versione trapizzino, che qui a Roma sta sbancando come nuovo street food.
Ultimo aneddoto.
Ho avuto ospiti due bambini stranieri, un americano e un danese.
Visto che come al solito il coniglio mi è stato regalato intero, ho dovuto provvedere e avevo paura di ferire la loro sensibilità...impazziti e felici: enrambi erano ghiotti di coniglio.
La cena si è conclusa con piccolo american boy che impugnato il piatto lo leccava avidamente...diciamo che non è stato un bel vedere, ma almeno ha apprezzato!

Ingredienti e ricetta del coniglio li trovate qui nel blog de La Ginestra e il Mare.

Come vino ho usato un rosé della Basilicata e ho fatto marinare il coniglio per una notte ( con i tempi vado sempre male!)

Per il trapizzino.

Ho usato la ricetta che si trova su internet. Come mio solito non avevo tutti gli ingredienti e questa volta a mancare era la farina...diciamo che sono caduta in fallo su quello principale. Qundi ho fatto una variante sostituendo parte della farina con della semola rimacinata.
Il risultato è stato soddisfacente, ma niente a che vedere con lo spettacolo che è il trapizzino originale!

1 litro di acqua
30 g di pasta madre solida
1 g di lievito di birra
800 g di farina 0 (nella ricetta viene consigliata la 00 che normalemnte non uso)
500 g di semola rimacinata
30 g di sale
30 g di olio extra vergine di oliva

Impastare tutti gli ingredienti nell'ordine indicato. Ho messo tutto in planetaria con gancio per 15 minuti a velocità 1. Nella ricetta originale si consiglia di far riposare tutto l'impasto per 24 ore nel frigorifero a 10 °C....ovvimante, stando stretta coi tempi, ho lasciato lievitare a 15 °C per 12 ore. Ho trasferito in una teglia unta, fatto riposare per un'ora e cotto a 270 °C (inserire la teglia a forno caldo) per 18 minuti.

Con questa ricetta partecipo alle E-Saltate dell'MTChallenge


...e al contest Di cucina in cucina

venerdì 18 luglio 2014

Muffin alle carote viola gluten free


Lo sapete tutti che le carote originarie erano viola?
Ormai credo di si.
Per chi non lo sapesse ecco la storia.
Con un'opera di marketing (si può chiamare marketing? Chissà!), nel 1720 gli olandesi decisero di cambiargli colore in onore della dinastia regnante, gli Orange.
In pochi anni attraverso un lavoro sulle sementi si è arrivati al risultato.
La carota selvatica era bianca, mentre le prime carote coltivate in Afganistan 5000 anni fa erano viola o gialle.
Arrivarono in Europa, in Spagna nel XII sec., 
ma quelle viola non riscontrarono molto successo per il colore scuro che tendevano a rilasciare durante la cottura, contaminando gli altri alimenti.
Così piano piano vennero sostituite completamente da quelle arancioni, tanto da sparire dalle nostre tavole.
Sarò strana ma a me la storia della carota che cambia colore mi ha sempre affascinato e ancor di più mi affascina il fatto che il passaggio sia stato "fotografato" nei dipinti dell'epoca.

Ecco le viola e le bianche:

 Pieter Aertsen (1508-1575) Donna del mercato con bancarella di ortaggi

Ecco comparire le arancioni:
Willem Frederik van Royen, 1699
Da quando ho il blog mi arrivano doni inaspettati, tra questi un bel mazzo di carote viola che ho provato a cucinare in diversi modi. In effetti assumono un colore, durante la cottura, non molto invitante, ma sicuramente hanno il pregio che proprio grazie alla loro colorazione possono risultare interessanti in alcune preparazioni.


Muffin alle carote viola gluten free:

250 g di carote viola grattugiate
150 g di farina gluten free (nel mio caso Conad)
30 g di farina di riso
50 g di Maizena
130 ml di olio di semi di girasole
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 uovo più 1 tuorlo
70 g di noci tritate
200 g di zucchero di canna
10 g di lievito
1pizzico di sale

Accendere il forno a 180°.
Miscelare le farina, la Maizena, il lievito e il sale. Montare lo zucchero con le uova fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungere l'olio e l'estratto di vaniglia. Unire alle farine e mescolare.
Trasferire in dei pirottini da muffin e cuocere per 20 minuti (eventuale prova stecchino).




Con questa ricetta partecipo al Gluten Free Friday

giovedì 17 luglio 2014

INSALATA DA TIFFANY: PERCHE' #questoepiubello


Ed eccoci di nuovo qui più belli, più pimpanti e più snelli che mai (su quest'ultimo punto stenderei un velo pietoso, almeno per me!)
Chi? Il gruppo più gruppo che c'è, quello dove vige lo spirito di squadra, il divertimento, la competizione di quella buona, quella che ti fa crescere e diventare "grande" o almeno un tantino meglio.
Il tema di questo secondo volume è "figherrimo".
Dite la verità? Quando si invita gente a cena non è sempre tema dolente il decidere che insalata preparare?
Si ricade sempre sulle stesse, tasto dolente di molte tavole, forse perché diventa un surplus, qualcosa di accompagno a cui prestare meno attenzione.
In questo caso diventa protagonista e la fantasia ha raggiunto vette insperate.
Bello tutto: le ricette, le fotografie, la grafica..tutto perfetto!
E poi l'insalata è sempre di stagione e quindi tutti di corsa che #questoepiubello!

Giusto un assaggio...

Il libro è edito da Sagep Editori a cura di Alessandra Gennaro,  le fotografie sono di Paolo Picciotto (mica pizza e fichi!), le illustrazioni della mitica Mai Esteve (quando si dice che tutto il gruppo ha partecipato al progetto!) e l'impaginazione di Barbara Ottenello di Sagep Editori.
Direzione editoriale di colui che ha creduto al tutto Fabrizio Fazzari.

Come per L'Ora del Paté  anche questa volta parte dell'incasso andrà devoluto in beneficenza.
Acquistando una copia di Insalata da Tiffany, contribuirai alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri (link: http://www.piazzadeimestieri.it/), un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta- dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della  realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.

Che altro dire?? Di corsa a cercarlo!

mercoledì 16 luglio 2014

Galantina di pollo: il quarto piceno che vien fuori

Pensando ai miei nonni mi pare chiaro che sono frutto di un miscuglio di regioni: 
copro dal nord al sud, dall'est all'ovest. 
Per me una ricchezza enorme perché i piatti di alcune regioni, anche se distanti tra loro, fanno parte della mia storia e del mio stare a tavola.
Tra questi la galantina di pollo, dal nonno marchigiano.
Uno di quei piatti leggendari, di quelli che si fanno solo nelle feste, di "come lo faceva nonna non lo fa nessuno", di quelli che non si fanno mai!
Purtroppo la nonna non c'è più e la ricetta è frutto di racconti di mamma e zia, son di quelle ricette in cui si va ad occhio (come la pasta alla Norma!), di quelle in cui se avanza il ripieno si trova un modo per utilizzarlo. 
Piatto ricco, da tavola di Natale, dove la ricchezza oltre che nel ripieno sta nel tempo per prepararlo. Piatto sempre meno presente nelle nostre tavole, ma che in realtà pur richiedendo un po' di lavoro  ricompensa con la quantità di cibo che ti regala per giorni. 
In più perfetto per l'estate.
A casa tutti scettici, nessuno aveva un buon ricordo della galantina: hanno cambiato idea!
Unico neo le foto: scattare delle foto ad un pollo ripieno non è il massimo!
Cri

Avrei potuto pulire il tagliere, ma avevano tutti fretta di mangiare!



Ingredienti (per 10-12 persone):

1 pollo grande disossato (l'ho fatto fare dal macellaio, ma se siete in grado ben venga!)
1 lingua di vitello
600 g di carne macinata di vitellone
200 g di mortadella in una fetta
150 g di prosciutto crudo in una fetta
150 g di pancetta in una fetta
100 g di parmigiano reggiano
3 uova sode
100 g di pistacchi sgusciati 
2 coste di sedano
3 carote
2 cipolle
prezzemolo
4 pomodori
sale 

Il giorno prima o la mattina per la sera.
Preparare la lingua. Portare ad ebollizione abbondante acqua leggermente salata con una cipolla, una carota, una costa di sedano, un mazzetto di prezzemolo e due pomodori.
Dopo mezzora che l'acqua bolle aggiungere la lingua e far cuocere a fuoco dolce per circa due ore e mezza.
Togliere la lingua dall'acqua, spellarla e farla raffreddare.
Preparare tutti gli ingredienti del ripieno.
Tagliare a cubetti la mortadella, il prosciutto, la pancetta e la lingua. Aggiungervi il macinato, il parmigiano e i pistacchi sgusciati ( per privarli della pellicina immergerli per qualche minuto in acqua bollente). Amalgamare il tutto.
Disporre il pollo su un tagliere e cucirne l'estremità anteriore, la parte del collo, con lo spago sottile.
Iniziare a farcirlo, facendo attenzione a riempire anche le cosce. Introdurre le tre uova sode sgusciate in modo tale che si trovino circa a metà del ripieno. Completare la farcitura e cucire anche la parte posteriore.


Arrotolare il tutto in un telo di lino o cotone bianco che non sia stato lavato con ammorbidente.
Fermare il telo con dello spago come fosse un salame in modo tale da lasciare il pollo ben compatto per evitare che si rompa.
Portare ad ebollizione abbondante acqua salata con la carota, la cipolla, il sedano, il prezzemolo e i pomodori rimasti.
Quando avrà preso il bollore immergevi il pollo e far cuocere per circa due ore. Spegnere il fuoco e far raffreddare all'interno del brodo.
Una volta freddo estrarre il pollo, trasferirlo in frigo (sempre con il panno) e lasciarlo riposare per un giorno.
Al momento di servire, aprire il pacco e tagliare a fette. 


Con questa ricetta partecipo al contest delle Bloggalline


lunedì 14 luglio 2014

Pasta alla Norma "impacchettata"


Golosi ci si nasce, ne son convinta. Lo vedo anche con i miei piccoli mostri, i gusti sono diversi l'uno dall'altro e ben definiti. Sull'amore per il cibo credo ci sia una componente genetica o culturale, nel senso che se nasci in una famiglia in cui il cibo è importante in linea di massima lo sarà anche per te.
Per quanto mi riguarda sono nata golosa ed in una casa in cui si è sempre prestata molta attenzione a cosa vi fosse in tavola.
La pasta di oggi è un tentativo di riportare in vita un piatto mangiato a 12 anni all'isola di Vulcano.
Eravamo in affitto in una casa per le vacanze e i proprietari ci invitarono una volta a mangiare a casa.
Quella pasta al forno non l'ho più scordata!
Ho provato a riproporla più volte, ma quello che manca è soprattutto il formato della pasta stessa.
Credo fossero tipo delle "casarecce"più lunghe del normale e fatte a mano.
Ricordo l'olio, le melanzane fritte, il basilico...
Questo è un ulteriore tentativo, anche se la strada è ancora lontana! cri

Ingredienti (queste sono le ricette in cui si va un po' ad occhio):

400 g di ziti
1,5 kg di pomodori da sugo
3 spicchi d'aglio
olio extra vergine di oliva
5 melanzane di quelle lunghe
150 g di ricotta salata
parmigiano grattugiato
basilico
una punta di zucchero


Tagliare le melanzane a fette nel senso della lunghezza dopo averle lavate. Spessore 20/30 mm. Adagiarle in uno scolapasta a strati spolverizzandole di sale in modo tale da far fuoriuscire l'acqua amara. Lasciar riposare per circa un'ora. Riprenderle, sciacquarle e asciugarle. Poi friggerle in abbondante olio d'oliva e lasciarle scolare su carta assorbente.
Preparare un sugo facendo soffriggere l'aglio nell'olio. Aggiungere i pomodori lavati e spezzettati insieme a qualche foglia di basilico. Aggiustare di sale e aggiungere una puntina di zucchero per eliminare l'acidità del pomodoro.Far cuocere a fuoco lento fino a quando il sugo non si sarà ristretto. Se non si amano le pellicine dei pomodori si può passare il tutto alla fine in un setaccio di quelli con la manovella o eliminarle all'inizio facendo sbollentare per pochi minuti i pomodori in acqua bollente avendo inciso prima la pelle stessa.
Portare a bollore abbondante acqua salata. Aggiungervi le zite spezzate in due e scolarle molto al dente (3 minuti prima del tempo di cottura previsto).
Condirle con il sugo e la ricotta salata grattugiata.
Stendere tre fettine di melanzana fritta, adagiarvi le zite e arrotolare. Allineare tutti i pacchetti in una teglia. Cospargere di altro sugo, un filo d'olio e del parmigiano grattugiato a piacere.
Prima di servire infornare a 180°C per circa 15-20 minuti.



Con questa ricetta partecipo all'MTC...le E-saltate!

mercoledì 9 luglio 2014

Bruschetta alle telline

Il litorale laziale, o meglio, quello dei dintorni di Roma non è che sia il massimo.
Ma tanto l'estate quest'anno è quella che è, col tempo che non si degna di regalarci una giornata di sole di quelle vere e allora accontentiamoci!
Le alternative per chi vive a Roma non sono poche, tra queste Fregene e Maccarese. 
Non riesco a fare il bagno da nessuna delle due parti, ma l'esser schizzinosi non placa la gola.
Da quando ero piccola c'è il leggendario tellinaro che con il suo rastrellone, spesso e volentieri autoprodotto, draga la sabbia alla ricerca di questi piccoli mitili.
A dirla tutta da bambina i dragatori eravamo noi tre fratelli, ma ora con le mani si trova poco e niente.
Quest'anno invece dei soliti signori di una certa età sono spuntati dalle onde due fustoni di 20 anni che,  più inclini al capitalismo e al soldo, hanno fatto un giro in spiaggia per vendere il raccolto.
Come tutti i presenti, neanch'io ho resistito...facendo finta di non sapere da quali acqua venissero.
La cosa più complessa è pulire 1 kilo di telline, ma per delle buone bruschette questo e altro! cri


Ingredienti (per 5 persone):

5 fette di pane da bruschetta
1 kg di telline
2 spicchi d'aglio
prezzemolo
olio extra vergine di oliva
peperoncino a piacere

Lasciare le telline in acqua salata per circa un paio d'ore per farle spurgare.
Far dorare gli spicchi d'aglio, con l'eventuale peperoncino, in un filo (abbondante!) di olio. 
Gettarvi le telline e farle aprire.
Una volta aperte, sgusciarle.
Abbrustolire il pane, ricoprirlo di telline e del prezzemolo tritato. A piacere o il sughetto di cottura o un filo d'olio extravergine.

Foto presa da qui


venerdì 4 luglio 2014

Un forno...ma che forno, proprio il caso di dire "Cose dell'altro pane"

Le cose nascono così, per caso, ne sono stata sempre convinta. 
E nel racconto di questa bella giornata che ha riunito tante foodblogger attorno ad un banco di lavoro e una tavola imbandita il caso fa capolino più di una volta.
Grazie a Patty e al suo contest, nato in collaborazione con Cose dell'altro pane, ho avuto modo di conoscere una realtà un po' particolare, fatta di entusiasmo, di forza, tenacia e determinazione ma anche tanta allegria!
Il contest richiedeva l'utilizzo di "alimenti alternativi", non in quanto strani o particolari ma semplicemente sani.
Con un attenzione particolare alle intolleranze: evitando le farine con glutine, cercando di eliminare per quanto possibile tutto quello che siamo abituati ad utilizzare nei prodotti da forno, come le uova, lo zucchero raffinato, il latte. 
Uno stimolo nuovo nel cercare di trovare delle alternative che potessero essere al tempo stesso buone e sane, non solo per chi è intollerante ma anche per chi, come me o i miei figli, avrebbe bisogno ogni tanto di depurarsi da tutto quello che è in più.
Ho avuto la fortuna di rientrare tra la rosa delle finaliste e il "premio" è stata una giornata all'insegna del sorriso al forno.

Foto di gruppo di Patty

Ho avuto modo di conoscere blogger nuove (Stefania, Simona, Miria, Consuelo, Silvia, Michela Fabiana, Marina e Viviana, Irene e Monica) e di rincontrare vecchie amicizie (Patty, Francesca e Sabina), il tutto supervisionato da Maria Fermanelli e il suo staff.

Maria Fermanelli (foto di Patty)
E qui ritorna il caso perché Maria mica è una donna qualunque.
Ora vi spiego e spero che lei non se ne abbia a male.
Un concentrato di energia, capelli corti corti, sorriso che "passa", di quelli che arrivano.
Nasce architetto e finisce fornaia, dando vita a questo spazio con un qualcosa di speciale.
La location stessa rende il tutto ancora più magico. Roma, palazzoni a destra, palazzoni a sinistra e un oasi di tranquillità con campi e vigne, che io, che sono romana, non mi sarei mai aspettata di trovare.
L'idea o l'intuizione, chissà, è stata quella di rimettere in attività degli spazi precedentemente utilizzati dai forni dei monaci (spero di ricordare giusto!) con un forno specializzato nel produrre alimenti "senza".

Le tre vincitrici (foto di Patty)
E' stata una giornata ricca di spunti e suggerimenti su cui poter continuare a lavorare sopra.
Il podio è andato alla mittttica Francesca e i suoi biscotti alla farina di ceci, a seguire Marina con i suoi cracker ai semi di papavero e al terzo posto le ferratelle di Sabina.

I biscotti vincitori

Il pane con cui ero arrivata tra le 15 ha rivelato una doppia identità, scoprendosi oggetto contundente a seconda delle necessità! E son contenta che Maria sia stata così sincera con tutte, proprio perché sui difetti ci si può sempre lavorare sopra, e se ci sono c'è anche margine di miglioramento...ed è da qui che si può pensare di crescere.
Grazie per la bella giornata, per i dettagli che sono stati curati nei minimi particolari, per averci fatto sentire parte di un progetto che spero non si risolva con un pranzo, ma che possa dare i suoi frutti anche in futuro.

Qui di seguito i biscotti di Francesca: buoni, belli e facilissimi da fare...tant'è che li ha fatti la mia piccola e in un attimo di distrazione si son fatti fuori, con i fratelli,  le due teglie prima di cena!


mercoledì 2 luglio 2014

Polpo fritto su crema di fagioli di Controne



 Stare al mare con tre figli piccoli e la pioggia che non molla non è bello, ma visto che sono nata ottimista di natura e cerco di trovare sempre il lato positivo delle cose, la mini vacanza al mare si è trasformata in un piccolo tour della zona.
Parlo del Cilento, che resta sempre un po' messo da parte, del tipo:
- "Sono stata in Cilento"
- "Vorrai dire Salento"
- "No, no: Cilento!" (mi capita praticamente sempre).
Parlo di Castellabate (per chi non la conosce quella di "Benvenuti al Sud", una cittadina spettacolare arroccata su una rupe vista mare mozzafiato) e dintorni.
Prima tappa Paestum che non vedevo dai tempi del liceo, vista in totale solitudine (a parte un gruppone di russi scatenati!), per la gioia mia e dei bambini stupiti nel vedere la grandezza di questi tre templi sperduti nel nulla.
Ma la cosa che mi ha salvato veramente son state le grotte di cui è ricca la zona, in particolare quelle di Castel Civita e quelle di Pertosa.
E visto che "so foodbloggger" mica potevo passare vicino a Controne senza acquistare qualche fagiolo!
Controne è un paesino di quelli che nascono tra le curve della strada, di quelli che a malapena intuisci l'esistenza; un po' nascosto, defilato come se volesse starsene per i fatti suoi.
E oltre al proprio fascino ha la caratteristica di avere una qualità di terra che ha permesso lo svilupparsi di questa particolarità di fagioli.
I fagioli di Controne sono tondeggianti, bianchi, senza occhielli, con buccia fine. 
Li caratterizza la cottura più veloce e la digeribilità.
E' un fagiolo tardivo che viene piantato a luglio e raccolto a novembre, un fagiolo che mi ha colpito per la delicatezza nel sapore e la dolcezza di sottofondo.





Panorama della zona



Grotte di Pertosa, caratterizzate da questo lago interno...e per chi è appassionato di cucina come noi per il carciofo bianco!

Ho pensato di abbinare una crema di fagioli a del polpo fritto, seguendo alcune indicazioni di Fabiana.
Risultato ottenuto: promosso!
Cri



Ingredienti per 4 persone:

150 g di fagioli di Controne
2 polipetti (circa 700 g)
1 cipolla + un cipollotto fressco
1 carota
1 costa di sedano
farina di semola rimacinata per panare il polpo
olio extra vergine di oliva più quello per friggere
sale
prezzemolo



Per la crema di fagioli.
Cuocere direttamente i fagioli senza ammollo in poca acqua in un recipiente di terracotta con mezza cipolla, mezza carota e mezza costa di sedano. Rabboccare con acqua calda nell'eventualità si consumasse (e si consuma!) fino a cottura (circa un'ora).
Far soffriggere il cipollotto in olio extra vergine di oliva, aggiungere i fagioli e far cuocere 10 minuti. Passare tutto al mixer, tenendo da parte alcuni fagioli interi, in modo tale da ottenere una crema.

Per il polpo fritto:

Premetto che dopo aver comprato i polpi, li ho puliti e poi congelati per un paio di giorni (questo per far si che risultassero più morbidi dopo la cottura).
Dopo averli scongelati, li ho tuffati per pochi secondi in acqua bollente per arricciare i tentacoli.
Poi li ho trasferiti in un sacchetto da sottovuoto con mezza carota, mezza cipolla e la mezza costa di sedano. Ho creato il sottovuoto e fatto cuocere per circa un'ora a 75°C. Senza avere il termometro ho controllato che l'acqua non andasse mai ad ebollizione.
Trascorso il tempo di cottura far raffreddare la busta, prelevare il polpo, tagliarlo grossolanamente, passarlo nella farina e friggerlo in abbondante olio extra vergine di oliva.
Servire il polpo con la crema di fagioli, una spolverata di prezzemolo e un filo d'olio extra vergine.



Con questa ricetta partecipo al contest di Teresa